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Dialogo e verità in un mondo polarizzato. Il caso dell’Europa
di Giuseppe Tognon

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Il testo dell’intervento del Prof. Giuseppe Tognon (Fondazione trentina Alcide De Gasperi/Università LUMSA di Roma) all’Incontro degli addetti stampa e portavoce delle Conferenze Episcopali d’Europa in corso a Roma dal 26 al 28 giugno.

Ci troviamo in una situazione storica e politica molto diversa da quella in cui si svolse nel 1991 il Sinodo straordinario dei vescovi europei indetto da Giovanni Paolo II. Nel suo discorso del 7 dicembre di quell’anno, per la festa di Sant’Ambrogio, vero «vescovo europeo», il card. Martini, che allora presiedeva la CCEE, parlava dei doveri di solidarietà mondiale che erano propri di un’Europa unita e democratica. «Le Chiese d’Europa – scriveva- sono chiamate a farsi coscienza critica dei loro paesi e dell’Europa unita che sta nascendo, in modo da evitare ogni ripiegamento verso un eurocentrismo ormai storicamente superato e inammissibile».

Dopo 25 anni la fiducia di allora sul ruolo dell’Europa unita è scomparsa ed anzi l’Europa è diventata essa stessa un problema. Il baricentro del mondo si è spostato in Asia e gli Stati Uniti guardano ad ovest, verso l’Oceano pacifico. Sui nostri paesi incombono due democrazie totalitarie, la Russia e la Turchia, che hanno in mano le chiavi dell’enorme crisi del medio oriente.
L’Occidente ha conosciuto una precedente crisi di sistema nel periodo tra le due guerre mondiali, ma tra le due crisi vi è una differenza profonda. Mentre nel primo caso, nella crisi della coscienza europea e nell’epoca dei totalitarismi, la democrazia liberale restava l’esito desiderato di una grande trasformazione capitalista e tecnologica e le basi morali dell’Europa politica creata da statisti come De Gasperi, Adenauer, Schuman, (insieme a Monnet, Spinelli e Spaak) erano sostanzialmente religiose, la crisi odierna non ha approdi condivisi ed anzi appare riaprire ferite profonde che ci fanno ritornare molto più indietro del XX secolo.

La democrazia europea celebrò il suo trionfo nel 1989 quando cadde il muro di Berlino. L’Europa disponeva allora di un grande patrimonio conoscitivo sui processi di globalizzazione e la politica internazionale sembrava essere in grado di dettare le regole per un nuovo ordine mondiale che riuscisse ad inglobare la forza del mercato in una nuova dimensione transnazionale e cosmopolita. Nel 1980 aveva iniziato a lavorare una Commissione indipendente, presieduta da Willy Brand, che produsse un fondamentale Rapporto, aggiornato nel 2001, in cui si spiegavano le ragioni della grande spaccatura del mondo tra Nord e Sud e si proponeva un modello di sicurezza globale basto sullo scambio di risorse tra i due poli del mondo, con al centro la valorizzazione del capitale umano dei paesi in via di sviluppo. Invece, il 1989 fu l’inizio di una «grande regressione» che ci ha portati a parlare di un complessivo imbarbarimento del discorso pubblico e alla liquidazione delle tesi «post-ideologiche» a favore dell’universalismo etico elaborate da studiosi come Darhendorf, Giddens, Beck, Habermas. La logica di uno scontro tra intellettualismo e volontà popolare ha sostituito la polarità amico/nemico della Guerra fredda; le questioni del terrorismo e dei flussi migratori hanno condotto al risorgere di ideologie semiautoritarie e razziste.

Nel 2010 abbiamo avuto la Primavera Araba che si è rivelata un insuccesso. In Siria la protesta si è trasformata in una vera e propria guerra civile: ciò ha prodotto effetti significativi sui flussi migratori che hanno inasprito le tensioni all’interno delle società. Il colpo finale l’hanno dato gli attacchi terroristici a partire dal 2015: la paura costante nella vita quotidiana ha spostato ampie porzioni di elettori verso retoriche di difesa. Alla base di questa grande «regressione europea» vi è la crisi dell’ideologia neoliberista, l’unica che era sopravvissuta alla morte di tutte le altre, perché il neoliberismo non è più in grado di garantire stabilità economica e soprattutto la giustizia sociale. Il neoliberismo ha intaccato a fondo le premesse valoriali su cui si era basato lo sviluppo della democrazia postbellica e, soprattutto, ha deformato l’idea del merito in una caricatura meritocratica dei privilegi. Austerità economica, paura sociale, impotenza politica ed emergenza dei migranti sono fattori non comparabili di una crisi che appare di sistema.

(Continua sul sito dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali CEI)


Argomenti: Cei
Tag: #CEInews CCEE Cei Europa Fondazione trentina Alcide De Gasperi Giuseppe Tognon Lumsa
Fonte: UCS