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Fame di pace. Cibo negato da iniquità e guerre. Dossier Caritas con dati e testimonianze

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La questione irrisolta del “diritto al cibo” è inscindibilmente legata al tema della violenza e a modelli economici basati sulla “cultura dello scarto” che producono iniquità planetaria. Dal Rapporto ONU 2017 emerge un dato allarmante: la denutrizione è di nuovo in aumento. Nel 2016 le persone in tale condizione sono state 815 milioni, 38 milioni in più dell’anno precedente. Di queste quasi il 23% si trovano nell’Africa sub-sahariana.
Il dossier “Fame di pace. Cibo negato” pubblicato da Caritas Italiana, nel 70° anniversario dall’assassinio di Gandhi, ha l’intento di dare evidenza delle contraddizioni che continuano a segnare il sistema economico globale e rilanciare quanto denunciato e proposto nella Campagna “Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro”, promossa dalle Chiese di tutto il mondo nel 2015 rimettendo a fuoco le cause del diritto al cibo negato e le possibili soluzioni, con uno sguardo particolare all’Africa.
Solo in Africa orientale dall’inizio del 2017, la rete Caritas sta sostenendo più di 3 milioni e mezzo di persone con oltre 120 programmi in Etiopia, Kenya, Somalia, Sud Sudan e Uganda, per un totale di 114 milioni di euro.
Ma accanto agli indispensabili interventi su sicurezza alimentare e accesso all’acqua, la strada per invertire la rotta passa necessariamente attraverso il rispetto, il dialogo, la mediazione e ogni forma di pacifica risoluzione delle controversie, proprio come insegna Gandhi. Proprio in questi giorni purtroppo la situazione politica è sempre più rovente in Kenya e in molte altre nazioni africane. L’auspicio e la richiesta pressante a tutta la comunità internazionale è di fare ogni sforzo perché il confronto politico non degeneri e non si assista inerti all’ennesima strage di civili. Le testimonianze dal posto sono allarmanti. Occorre agire subito, “prima che sia troppo tardi”, come ammoniva Paolo VI.


Argomenti: Mappamondo
Tag: Caritas Italiana
Fonte: UCS