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Mons. Romero, un martire per la pace. Diede voce ai poveri a El Salvador

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Era la sera del 24 marzo 1980 quando Oscar Arnulfo Romero (1917-1980), arcivescovo di San Salvador, celebrava la Messa nella cappella dell’ospedale per malati terminali, dove viveva, per essere sempre vicino ai poveri. Uno sparo lo colpì sull’altare mentre consacrava l’ostia. Morì qualche minuto più tardi, all’età di 63 anni. La vigilia, in un’omelia in cattedrale, monsignor Romero aveva chiesto ai militari di non uccidere, anche se questo avesse significato disobbedire agli ordini. Il Paese era in preda a una terribile guerra civile, che avrebbe fatto 80mila mila morti su quattro milioni di abitanti, segnata dalla presenza di una destra sanguinaria che finanziava gli “squadroni della morte” per assassinare gli oppositori. Romero era un pastore che aveva a cuore il suo popolo. Possedeva il carisma della parola e della predicazione. Vedeva l’ingiustizia sociale del Paese, l’amara condizione dei salvadoregni, gli effetti della miseria sulla salute dei contadini. Si schierò per la giustizia, per una migliore distribuzione delle ricchezze. Davanti a qualsiasi tipo di violenza chiedeva con fermezza il rispetto delle leggi. I suoi oppositori, dopo aver tentato invano di farlo destituire da arcivescovo, gli aprirono la strada verso il martirio. Romero sapeva di essere in pericolo, ma restò con il suo popolo.

Meticcio, di piccola statura, come la maggioranza dei salvadoregni, di formazione conservatrice, cresciuto nel rispetto dell’autorità, era nato a Ciudad Barrios nel 1917. Da seminarista studiò a Roma dal 1937 al 1943, città per cui ebbe sempre un grande affetto come centro della cattolicità. Nominato vescovo ausiliare di San Salvador nel 1970 da Paolo VI, divenne arcivescovo di San Salvador nel 1977. Fu il contatto quotidiano con i fedeli, a cui Romero non s’è mai sottratto, a fargli prendere coscienza dell’iniquità del sistema sociopolitico dell’epoca, che “scartava” la maggior parte dei cittadini. Ben presto divenne “voce dei senza voce”, cioè dei poveri, grazie alle sue ampie omelie fatte di spiegazione dei passaggi biblici e d’informazioni sui fatti della settimana. Suo malgrado, l’arcivescovo divenne l’uomo più influente del Salvador. Romero era uomo di pace Disse un giorno: «Se Cristo avesse voluto imporre la Redenzione con la forza delle armi o con quella della violenza non avrebbe ottenuto nulla. È inutile seminare il male e l’odio».

Riconosciuto il suo martirio, ossia la sua uccisione in odium fidei, è stato proclamato beato in una solenne celebrazione in San Salvador il 23 maggio 2015. Il miracolo attribuito alla sua intercessione che lo porterà alla canonizzazione ha al centro una donna del Salvador, Cecilia Flores, che era alla sua settima gravidanza e che per una gravissima complicanza rischiava di morire dopo la nascita del piccolo. Il marito, trovando una Bibbia della nonna con un’immagine dell’arcivescovo, aveva invocato l’aiuto del presule. La mattina successiva, in clinica, l’uomo scoprì che gli organi interni della moglie avevano ricominciato a funzionare.

«Il martirio di monsignor Romero – ha detto Papa Francesco concludendo a braccio il discorso ai partecipanti al pellegrinaggio da El Salvador in Vaticano nell’ottobre 2015 – non fu solo nel momento della sua morte, ma iniziò con le sofferenze per le persecuzioni precedenti alla sua morte e continuò anche posteriormente, perché non bastava che fosse morto: fu diffamato, calunniato, infangato. Il suo martirio continuò anche per mano dei suoi fratelli nel sacerdozio e nell’episcopato. Lapidato con la pietra più dura che esiste nel mondo: la lingua» (da Avvenire del 13 ottobre 2018).

Alla vigilia della canonizzazione di mons. Oscar Arnulfo Romero, domenica 14 ottobre in Piazza San Pietro, il cardinale Gregorio Rosa Chávez, vescovo ausiliare di San Salvador, ribadisce la richiesta di verità e giustizia su un omicidio rimasto ancora impunito, come gli altri crimini e orrori commessi il periodo più cruento della guerra civile. Presente a Roma una delegazione della società civile salvadoregna che da anni si batte contro l’impunità. Nell’intervista di Patrizia Caiffa per l’Agenzia Sir Chavez dice:“E’ una vergogna che non si sia mai indagato sull’assassinio di Romero. 38 anni dopo confidiamo nel sistema giudiziario perché la situazione si sblocchi e si vada avanti con il processo. Spero che con questa canonizzazione le cose si smuovano”. Così il cardinale Gregorio Rosa Chávez, vescovo ausiliare di San Salvador, ribadisce al Sir la richiesta di verità e giustizia su un omicidio rimasto ancora impunito, come gli altri crimini e orrori commessi durante il periodo più cruento della guerra civile dal 1980 al 1992, costato migliaia di morti e desaparecidos. Lo fa alla vigilia della canonizzazione di mons. Oscar Arnulfo Romero, l’arcivescovo di San Salvador assassinato il 24 marzo del 1980 mentre celebrava messa nella cappella dell’ospedale oncologico l’Hospitalio, dove risiedeva avendo rifiutato il palazzo episcopale”.

Domenica 14 ottobre Papa Francesco lo proclamerà santo della Chiesa universale insieme a Papa Paolo VI, Francesco Spinelli, Vincenzo Romano, Maria Caterina Kasper, Nazaria Ignacia March Mes e Nunzio Sulprizio, in una celebrazione in piazza San Pietro. Prevista la partecipazione di oltre 70mila persone (leggi l’articolo di Avvenire sui sette nuovi santi).

Nell’intervista di Marino Galdiero su inBlu Radio il postulatore di Mons. Oscar Romero, Mons. Vincenzo Paglia, racconta:”Ha guarito donna incinta”. Ed aggiunge:”Diversi mesi fa ho avuto una segnalazione: si tratta di una guarigione di una donna incinta che secondo un primo esame risulta inspiegabile. Ci auguriamo che venga riconosciuto il miracolo. Sarebbe una coincidenza straordinaria, considerato che quest’anno ricorrono i 100 anni della nascita di Romero, poter essere alla vigilia della sua canonizzazione”. Lo ha detto il Postulatore della Causa del vescovo del Salvador, Mons. Vincenzo Paglia, in un’intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche italiane. Mons. Romero, al momento beato, venne assassinato nel 1980 a causa del suo impegno contro la dittatura militare del Salvador.
Il miracolo, ha sottolineato mons. Paglia, riguarda “una donna alla 7° gravidanza che stava procedendo malissimo. Secondo i dati clinici sarebbe dovuta morire insieme al bambino. Inspiegabilmente la signora si è però ripresa. Da come è riuscita a superare quel momento tragico qualche medico, che io ho sentito, ha ritenuto la guarigione inspiegabile. Nello stesso tempo alcune persone avevano pregato proprio mons. Romero per la guarigione della donna. Adesso vedremo i risultati presentati dal Tribunale diocesano e poi sarà la Congregazione a dare il giudizio definitivo” (ascolta l’intervista)

San Romero del Salvador sarà santo per il mondo intero. Il cardinale Chavez, allora stretto collaboratore dell’arcivescovo, ricorda che “mons. Romero è martire per la giustizia e per i diritti, un esempio tanto più necessario oggi, con il mondo pieno di contraddizioni e violazioni diritti umani”. Subito dopo essere stato ucciso da alcuni sicari a causa delle sue omelie in cui denunciava le ingiustizie, mons. Romero divenne santo a furor di popolo. “San Romero del Salvador” ora sarà santo per il mondo intero. Il cardinale, emozionato e felice, invita a “non perdere di vista le sue caratteristiche: è il santo che ci apre alla conversione, all’autenticità”

“Siamo ancora a questo punto, confidiamo nel sistema giudiziario per andare avanti e speriamo che con questa canonizzazione le cose si muovano, perché è il minimo che si possa pretendere per la storia del Paese, però per ora non si muove nulla”. Così il cardinale Gregorio Rosa Chávez, vescovo ausiliario di San Salvador e primo cardinale della storia del Paese ai microfoni del programma ‘Today’ su Tv2000 in occasione della canonizzazione del beato mons. Romero che sarà proclamato santo senza che si sia risolto il caso del suo assassinio.
“È l’ultimo tema che si sta trattando – card. Chávez – Rivera Damas fu il suo successore, denunciò il governo all’Organizzazione degli Stati Americani per non avere investigato sul caso. Per anni non si fece nulla, lui non ritrattò le accuse. Ci fu la sessione finale, alla quale ho assistito, a Washington, e ci fu detto: ormai abbiamo firmato la pace, ci siamo già riconciliati, bisogna archiviare il caso. E noi abbiamo risposto: vogliamo perdonare, ma desideriamo che la verità e la giustizia siano presenti, per applicare quella che chiamiamo giustizia restaurativa”.

A Roma un incontro per chiedere “Justicia para Romero”. La società civile salvadoregna e molte organizzazioni internazionali e italiane che la sostengono, stanno infatti lottando da anni. A questo proposito si è svolto il 10 ottobre a Roma un incontro con i delegati salvadoregni della Commissione giustizia e verità per chiedere “Justicia para Romero” e per tutte le violazioni dei diritti umani a El Salvador. “È assurdo che ci sia ancora l’impunità sull’omicidio di un uomo che dall’altare faceva nomi e cognomi e cercava verità e giustizia per il suo popolo – ha detto don Luca Pandolfi, docente di antropologia all’Università Urbaniana e dell’associazione Sal (Solidarietà con l’America Latina).

Siamo Noi, il programma pomeridiano di Tv2000, condotto da Gabriella Facondo e Massimiliano Niccoli, ricorda la figura di Romero e con lui l’impegno di tutti quei cattolici, laici e consacrati, che continuano ad essere uccisi in Sudamerica. Intervengono: Mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita; Luis Badilla, giornalista; Francisco Hernandez, amico del giovane William Quijano ucciso nel 2009 per il suo impegno con i bambini nella Scuola della Pace di un quartiere difficile della periferia di San Salvador. Aveva 21 anni.

Avvenire, l’Agenzia Sir, Tv2000 e inBlu Radio hanno dedicato ampi approfondimenti, interviste, lanci, servizi televisivi e radiofonici a mons. Oscar Arnulfo Romero. Negli archivi on line è possibile rileggere gli articoli dedicati al vescovo di El Salvador.

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Argomenti: Chiesa nel mondo
Tag: El Salvador Oscar Romero pace
Fonte: UCS