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Panama2019. L’omelia del cardinale Bassetti. Ai giovani:”Falsi venditori di speranza cercano di sfruttare le vostre ferite”

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Cari fratelli e sorelle,

cari giovani,

c’è un termine che dischiude la ricchezza della Parola di oggi: fiducia.

Fiducia

Forse non ci avete fatto troppo caso perché san Paolo non è proprio così facile da seguire, ma alla fine di questo brano ci ha detto una cosa molto interessante: Gesù ci dà il coraggio di avvicinarci in piena fiducia a Dio. Ma che cos’è che ci permette di dare fiducia? Per quale motivo possiamo dire di fidarci di un nostro amico, di una nostra amica, da quale radice nasce la fiducia verso un adulto, un prete, una consacrata che ci spinge a chiedere un consiglio o raccontare la vita?

Voi fi fidate di qualcuno che conoscete? Resta difficile. Mi pare di sentire le raccomandazioni delle mamme dei ragazzini del mio paese: sta’ attento quando esci di casa, non ti fidare degli sconosciuti! Sono stato per 22 anni Educatore nel seminario di Firenze. Quando i miei alunni mi parlavano o mi raccontavano la storia della loro vocazione mi pareva di sentire ancora quel brivido del loro cuore quando andavano dal loro parroco a dirgli che volevano entrare in Seminario. Un brivido che nasceva del desiderio di fidarmi di Dio e allo stesso tempo dalla vertigine di andare incontro a qualcuno che non conoscevo. Sì, perché all’inizio anche Dio è uno sconosciuto ed è difficile fidarsi di lui. Anche Giacobbe lottò con Dio per una notte intera.

Conoscere

Gesù, nel Vangelo di oggi parla proprio di questo: di conoscenza e di fiducia: «Conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me» (Gv 10,14). Provate a pensare a una persona che conoscete bene, alla quale volete bene e sentirete che la parola “conoscere” abbraccia tutti voi stessi: mente, cervello, cuore, sentimenti, affetti.

È questo ciò di cui parla Gesù quando dice di conoscerci come lui e il Padre si conoscono: “se uno mi ama ascolterà le mie parole ed io e il Padre verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. L’altro non si conosce come un oggetto esterno ma lasciandosi coinvolgere. A volte pensiamo che la vita stessa sia un problema da risolvere, un progetto soltanto da costruire, un teorema dove tutto è calcolato. Invece non si può conoscere nessuno, neanche Dio, nemmeno la vita senza entrare nel gioco della fiducia, che cresce passo dopo passo: inizio a conoscere, ascolto le parole che l’altro mi dice, guardo i suoi occhi, i suoi gesti, mi sento voluto bene. E se è davvero  così, mi fido sempre di più, ci conosciamo meglio, inizia una storia.

Parole

Nella catechesi di oggi avete meditato insieme sull’episodio della Visitazione e in fondo vi siete domandati se secondo voi vale la pena oppure no di fidarsi della Parola di Dio. È importante perché, nel Vangelo che abbiamo appena proclamato, Gesù ci mette in guardia da tante parole che possiamo ascoltare perché insieme alla voce del pastore ci sono purtroppo altre voci che ci raggiungono, voci di mercenari che non sono preoccupati del nostro bene, ma del loro tornaconto: quanti falsi venditori di speranze girano intorno a voi, cari ragazzi, cercando di sfruttare le vostre ferite! Questo è terribile.

Non è difficile crederlo perché anche a noi può essere accaduto di aver detto o taciuto parole, compiuto o evitato gesti solo per avere un vantaggio, ma di fatto disinteressandoci dell’altro. Pensate a quanti silenzi sui propri difetti pur di guadagnarsi la stima degli amici; ma pensate alla bellezza del momento in cui vi siete sentiti amati senza maschere, ma semplicemente per quello che siete.

Pensate anche a tutte le volte che avete dato fiducia a una parola che non era da Dio, non era per il vostro bene e a come questo vi ha reso schiavi, pensate alle volte che avete ascoltato una parola di Dio pronunciata per il vostro bene e siete stati liberati. Quanto sono importanti le parole che decidiamo di ascoltare!

Maria

Maria dà ascolto a una Parola di Dio e si fida non perché l’angelo le spiega tutto per filo e per segno che cosa avrebbe dovuto fare, come sarebbe andata la sua vita, no. Maria acconsente ad una parola perché intuisce una promessa che non è soltanto per sé, la vita è sempre anche per gli altri. E inizia a camminare, e quanto ha camminato! Sembra intuire nella voce dell’angelo qualcosa di famigliare, inizia una storia che lei stessa non sa dove la porterà, ma sarà l’inizio della storia per la quale noi siamo qui, oggi, riuniti in questa chiesa, peraltro a lei dedicata. Grazie Maria, grazie piccola Maria per il tuo sì!

 

Anche per ciascuno di voi può essere così e prego che questo accada proprio in questi giorni, che una parola di Dio vi raggiunga – attraverso le parole di papa Francesco, o di un sacerdote, o di un amico –, che voi abbiate il coraggio di iniziare a fidarvi e possiate riconoscere e compiere insieme al Signore la vocazione bella da realizzare nella vostra vita, insieme a lui. Potrete sposarvi, potrete essere preti, consacrati, scegliere qualunque altra vocazione ma non da soli, insieme con Lui!

Preti

Lasciatemi concludere con una parola fraterna di sincera stima ai vostri preti: nel Vangelo Gesù li chiama i pastori belli. “Belli”, perché vi vogliono bene, vi aiutano, vi asciugano anche qualche lacrima, ma soprattutto vi educano alla fede. Non sono dei supereroi, anch’essi, come noi Vescovi, possono sperimentare stanchezza e delusione: non lasciateli soli, aiutateli sempre con una preghiera affettuosa e tanta amicizia.

Grazie Signore per questa Gmg a Panama, grazie per averci fatto incontrare, grazie per il dono che ci farai fin da stasera di poter ascoltare il nostro Papa Francesco.

Gualtiero Card. Bassetti

Panama, 24 gennaio 2019



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Fonte: UCS