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L’intervista del cardinale Bassetti a Il Giornale:«Serve unione sulla famiglia Non è un terreno di scontro»

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Dopo il cardinale Pietro Parolin, che si è detto d’accordo nella sostanza ma non nella forma presa dal Congresso mondiale delle famiglie, si pronuncia anche il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana. «La famiglia non è una squadra di calcio – dice Bassetti -, non è terreno di scontro, deve
vederci uniti. La famiglia ha bisogno di politiche strutturali con una fiscalità a misura di famiglia».
Con che spirito la Cei accoglie la scelta di riunire in Italia il tredicesimo Congresso mondiale della famiglia?
«La famiglia – intesa secondo il dettato della nostra Costituzione – ci sta davvero a cuore, convinti come siamo che in essa risieda la struttura portante della nostra società, il suo capitale sociale,
il luogo in cui si pongono le basi del futuro del Paese. Nel merito dell’iniziativa, la Cei non è tra i suoi organizzatori: come ha sottolineato il Cardinale Segretario di Stato, avremmo preferito
uno stile diverso da parte di tutti, con meno polemiche. La famiglia non è una squadra di calcio, è una realtà fondamentale che, anche partendo da sensibilità
diverse, deve vederci uniti».
Ritiene opportuna la presenza di ministri del governo italiano all’appuntamento?
«E perché no? La natura e la rilevanza della famiglia impegna la classe politica a collocarla tra le priorità della propria agenda. A me preoccupa, piuttosto, quando si perde il senso delle
istituzioni e invece di provare a trovare soluzioni comuni, a rammendare un Paese che sembra sempre più sfilacciato, ci si accapiglia e ci si divide accecati da
ideologie. Questo è il tempo della sintesi, del trovare soluzioni comuni».
Chi difende la famiglia viene dipinto come un retrogrado o un nostalgico del Medioevo, il ministro Di Maio ha parlato di «sfigati». Perché oggi è così difficile
promuovere la famiglia?
«Il nostro Paese sembra segnato da un clima di “rancore sociale”, alimentato da una complessa congiuntura economica, da una diffusa precarietà lavorativa e dall’emergere di paure collettive.
Il vero problema, come mi sembra evidente anche nel caso dell’appuntamento di Verona, è che trasformiamo la famiglia in un’occasione di scontro e non di incontro. Da una parte chi la usa
per legittimare le discriminazioni e le divisioni, dall’altra chi la considera ormai superata e retrograda…Ma in mezzo ci sono le famiglie vere, quelle che chiedono risposte, quelle che non arrivano
alla fine del mese, le giovani coppie che vorrebbero mettere al mondo un figlio, quanti ancora sono costretti ad andare all’estero per trovare lavoro. Ecco, noi dovremmo dare risposte concrete a loro, andando oltre le rigide enunciazioni di principio o le provocazioni sterili».
Questo governo ha un ministero dedicato alla famiglia e alla disabilità. Sta operando bene questo dicastero? Che cosa si potrebbe fare ancora?
«Posto che si può e si deve fare di più, questo ministero mi sembra che abbia più volte dichiarato il suo impegno. Certo, non basta. È davvero urgente e doveroso aiutare, curare e sostenere, in
ogni modo possibile, la famiglia, introducendo politiche strutturali e di lungo periodo. A mio avviso, occorre andare oltre la logica del bonus e investire sul serio nelle famiglie, in particolare
quelle con figli. Il Forum delle associazioni familiari, in tal senso, continua a proporre un patto per la natalità e una fiscalità a misura di famiglia: sono scelte che potrebbero rilanciare le nascite
e dare una risposta alle giovani generazioni».
Pensa che sia opportuna una collaborazione tra vescovi e governo sulla difesa della famiglia? Su quali temi in particolare?
«La famiglia la si difende mettendola nelle condizioni di vivere dignitosamente. Se un governo si impegna su questo fronte, farà bene senz’altro. Nel concreto, significa lasciarsi interrogare da temi quali l’inverno demografico, la difficoltà di accesso al lavoro, la discriminazione fiscale. Le famiglie non chiedono elemosina, ma un Paese che creda in loro. Lo si fa anche evitando di dimenticare le donne e la possibilità per loro di riuscire a conciliare il lavoro con la scelta di una famiglia e l’educazione dei figli. La via non può certo essere quella della maternità surrogata!».
Qual è il contributo che la Chiesa italiana può dare alla difesa della famiglia e della vita?
«Innanzitutto, affiancando nel quotidiano delle nostre parrocchie l’impegno educativo, con l’offerta di luoghi – scuole, oratori, sale della comunità –, iniziative, percorsi formativi e, soprattutto,
la disponibilità generosa di tanti pastori. Nel contempo, la Chiesa deve essere un pungolo affinché la famiglia sia considerata una risorsa e non un problema. La famiglia riguarda tutti, non solo i cattolici. Migliorare la vita delle nostre famiglie vuol dire dare un futuro migliore a questo Paese. Ne è parte anche una diversa narrazione: per troppo tempo, abbiamo raccontato la famiglia come qualcosa di triste e superato. Non è così: sappiamo per esperienza quante criticità si aprono quando si lacera una famiglia. Anche come cattolici dobbiamo imparare a mostrarne maggiormente la bellezza».

Stefano Filippi


Argomenti: Cei Famiglia
Tag: #CEInews Cei famiglia Gualtiero Bassetti
Fonte: UCS