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Migrantes: raccontare ai ragazzi gli italiani nel mondo

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Lo sapevate che… ? È questa la domanda alla quale vuole rispondere questa nuova edizione del “Rim Junior 2018-2019. Le migrazioni italiane nel mondo raccontate ai ragazzi” della Fondazione Migrantes, presentata oggi alla Camera dei Deputati.

Un volume dedicato quest’anno alle città e ai luoghi dell’emigrazione degli italiani e dove i giovani lettori potranno fare un istruttivo e appassionante viaggio virtuale in alcune di queste città del mondo più rappresentative per la presenza storica e culturale dei nostri connazionali, oggi oltre cinque milioni.
Nel corso del viaggio i lettori scopriranno chi era il nostro concittadino che nel Cinquecento insegnava l’italiano alla regina di Londra, perché ad Amsterdam c’è una strada dedicata ai banchieri lombardi e come mai ad Alessandria d’Egitto tutti volevano le balie italiane; chi ha costruito il primo grattacielo a San Paolo e perché i giovani italiani a Sydney vogliono raccogliere zucche per 88 giorni. Si potranno leggere le affascinanti avventure delle spie di Shangai che sapevano pilotare gli aerei e le storie avvincenti dei pescatori che andarono a Wellington, all’altro capo del mondo, e impararono l’inglese e il maori. E ancora chi era la modella di Parigi che si trasformò in pittrice e chi la dottoressa che curava tutte le donne di Tangeri; perché a Cracovia le verdure hanno nomi italiani, chi fu l’uomo che inventò la berlina e qual era la colazione “politicamente corretta” dei bambini della Little Italy di New York. Un viaggio dunque che porta alla scoperta di come gli italiani hanno trasformato le città del mondo: dall’America alla vicina vecchia Europa; da chi ha tentato la sorte in Africa a chi ha raggiunto le terre “ai confini del mondo”, come Australia e Nuova Zelanda. Tutti portarono nei nuovi paesi di arrivo le loro conoscenze, il loro modo di vedere le cose e il loro stile di vita, spiega il volume: le città di destinazione si trasformarono per sempre grazie alla loro presenza. Nei posti dove andavano gli italiani interagivano con il territorio modificandolo. A volte ricrearono le loro piazze, il luogo per ritrovarsi tipicamente italiano, con metodi semplici e ingegnosi. Altre diedero il nome alle vie, come nel caso delle Lombard street dei paesi anglofoni. Altre ancora erano interi quartieri che finivano per assomigliare alle città degli italiani e venivano chiamati Little Italy.
Tra le storie quella di Giovan Battista Castiglione, un giovane intellettuale arrivato dall’Italia, che a Londra, nel 1544 fu nominato “maestro di insegnar la lingua italiana” di una piccola allieva undicenne di sangue reale. Il suo nome era Elisabetta Tudor, figlia di Enrico VIII, destinata a diventare una delle più grandi regine d’Inghilterra. La principessa “era molto portata per le lingue, aveva un’intelligenza fervida e una memoria eccellente. Imparò l’italiano perfettamente, anche se non mise mai piede nel continente, e pare che la dolce lingua del sì fosse proprio la sua preferita. Adorava il suo maestro e gli rimase affezionata per tutta la vita”.
Sempre a Londra Giuseppe Mazzini, che in Italia era un ricercato politico e in Inghilterra sognava un’Italia unita e repubblicana, aprì una scuola serale completamente gratuita per tutti i bambini, i ragazzi e anche gli adulti della comunità italiana londinese. A Parigi esiste la Rue des Lombard intitolata ai banchieri lombardi, ma non è l’unica. A Londra esiste la Lombard Street, ad Anversa una Lombardenstraat. La più famosa è quella di San Francisco, la più fotografata dai turisti.
Ad Amsterdam molte le scuole con il metodo di Maria Montessori. Durante il periodo fascista, infatti, Ada Pierson, figlia di un banchiere olandese, invitò la grande pedagoga italiana a trasferirsi a Laren, vicino Amsterdam. Il suo metodo educativo ebbe un grande successo in Olanda e già all’inizio degli anni Trenta si contavano più di 200 scuole Montessori. In Germania a Berlino, l’invenzione, tutta italiana, di una carrozza a quattro ruote con abitacolo. La volle Federico Guglielmo, detto il “re guerriero”. Alla sua corte chiamò l’italiano Filippo di Chiese dandogli l’incarico, fra l’altro, di occuparsi della costruzione del castello a Klein-Glienicke sull’Have. Ma Filippo di Chiese è noto soprattutto, si legge nel volume, per un’invenzione destinata ad avere molto successo in tutta Europa: l’elegante e comoda carrozza a quattro ruote con abitacolo, sportelli laterali e finestrini con i vetri, chiamata berlina in onore della città dove fu creata. Ancora oggi il nome berlina si usa per le macchine completamente chiuse a tre volumi e a quattro o cinque porte. A Tangeri, in Marocco, si deve al filosofo e giardiniere Umberto Pasti la creazione di un giardino dove ha piantato e salvato tantissime specie vegetali marocchine in via di estinzione. Inoltre ha scavato un pozzo aperto agli abitanti del luogo, che prima erano costretti a percorrere tre chilometri a piedi per rifornirsi d’acqua. Ma anche tante le “iniziative” italiane a New York, a San Paolo in Brasile dove Giuseppe Martinelli, agli inizi del 900 costruì il primo grattacielo della città con ben 30 piani.
Un libro quindi di tante curiosità grazie al lavoro di Daniela Maniscalco che ha scritto i testi, dell’illustratrice Carmela D’Errico, della direzione artistica di Mirko Notarangelo del coordinamento scientifico di Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes.
Il libro è introdotto da una presentazione del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni de Robertis che sottolinea come occorre che “noi adulti facciamo insieme ai bambini un cammino, non per diventare più grandi ma più piccoli, imparando a stupirci della bellezza che ci circonda, imparando a riconoscerla nelle tante cose che sono intorno a no, ma soprattutto nelle tante persone che incontriamo, al di là della loro provenienza geografica, facendoci contagiare dalla loro diversità”.


Argomenti: Emigrazione
Tag: italiani all'estero Migrantes
Fonte: UCS