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Pasqua. Don Maffeis: mai come ora c’è bisogno di operatori di pace

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“Se è vero che la vita e la morte abitano la nostra esperienza quotidiana, la Pasqua non smette di ricordare al nostro cuore stanco e forse anche un po’ sfiduciato che a vincere è comunque la vita”. Lo sottolinea don Ivan Maffeis, sottosegretario e portavoce della Cei, per il quale “in alcuni momenti è normale chiedersi dove siano questi segni che possano testimoniare che la risurrezione ha davvero fatto irruzione in questo mondo ferito e sofferente, a volte in balia di logiche meschine, egoistiche e di corto respiro”. A questa domanda, spiega don Maffeis, ha dato una risposta Papa Francesco che nell’udienza del mercoledì ha chiamato “beati”, cioè felici, gli operatori di pace.

“L’esperienza insegna che quando siamo troppo preoccupati di noi stessi, quando cerchiamo di tutelare e raggiungere un benessere personale rischiamo di farlo a scapito delle relazioni con gli altri e dell’interesse del contesto in cui viviamo”, osserva il sottosegretario della Cei evidenziando invece che “la pace che nasce dalla Pasqua rinnova l’essere e l’agire, ci rende capaci di piccoli segni concreti di riconciliazione, di accoglienza, di disponibilità, di giustizia”. “È quella pace che sa riportare un soffio di speranza anche in questo tempo sofferente e pesante come il nostro”, rileva don Maffeis che invita a diventare “operatori di pace perché la pace possa abitare le nostre case, raggiungere il cuore e la vita di quanti si sentono abbandonati e di coloro che sono più esposti alla sofferenza”.


Argomenti: Cei
Tag: Cei Coronavirus Ivan Maffeis pace Pasqua
Fonte: UCS