Il Card. Martini: “Con me Paolo VI fu quasi un padre”
Il Card. Martini: “Con me Paolo VI fu quasi un padre”

Condividi:

Anticipiamo dal numero di ottobre della rivista “Aggiornamenti sociali” questo breve intervento inedito di Carlo Maria Martini, pubblicato col titolo ‘Paolo VI uomo dell’ascolto’. Venne pronunciato dal cardinale il 2 ottobre 2008, nell’ultimo incontro pubblico a cui prese parte, in occasione della presentazione presso il Centro culturale San Fedele a Milano del suo libro Paolo VI ‘uomo spirituale’, curato da Marco Vergottini.

Vorrei richiamare cinque cose più una, che rendono la figura di Montini presente in questo momento. Anzitutto era molto timido, timido e quindi schivo. Ricordo un ’occasione in cui in un ’udienza di duecento professori da tutto il mondo, il segretario monsignor Pasquale Macchi ci fece una sorta di ‘catechesi ‘, raccomandando dopo i discorsi di non avvicinarsi al Papa, «perché altrimenti si sente senza fiato; bisogna lasciargli spazio e che lui ricominci a parlare con ciascuno ». Questo era il suo stile. Paolo VI non era tanto l ’uomo per le masse, ma l ’uomo del dialogo personale. In questo aveva una capacita di ascolto straordinaria. Io ancora mi stupisco, vedendomi vicino a lui, mentre gli parlo: lui quasi trattiene il respiro per cogliere bene ciò che gli si dice, per interessarsi a ciò che viene esposto. In questo fu molto diverso dal suo successore. Lui ha voluto essere veramente l’uomo dell ’ascolto del singolo, l ’uomo che cercava di cogliere le sfumature dell’identità personale, diversissima per ciascuno. Quindi questa sua timidezza non era se non un altro aspetto della sua capacità di ascolto.

Ancora in questa linea vorrei ricordare il suo riserbo e il suo rispetto per il lavoro dei competenti. Una volta andai da lui, ero rettore dell ’Istituto biblico, per comunicargli una possibile scoperta che avrebbe forse rivoluzionato un po’ anche la storia del Nuovo Testamento. Io ero pieno di entusiasmo delle prospettive che si sarebbero aperte. Mi colpì il fatto che Montini rimase un po ’ scettico, un po ’ freddo. Poi disse: «Alla fine i competenti vedranno ». Non si lasciava prendere dall’entusiasmo apologetico; era molto oggettivo e rispettoso delle competenze. Come quarta cosa vorrei ricordare il motivo per cui ho scritto nel libro che Montini fu per me un po’ come un padre. Non ho mai detto questo, forse non riesco a dirlo bene, forse non è neanche bene dirlo, però mi ha colpito e vorrei esprimerlo. Come gesuita facendo gli ultimi voti, rinunciavo all’eredità paterna, a tutto quanto poteva essere di mia spettanza, e potevo quasi calcolare un po’ a occhio e croce la somma a cui rinunciavo.

Ebbene, mi colpì molto il fatto che Montini una volta quando c’era una grave necessità dell’Istituto biblico per ricostruzioni importanti, mi diede più o meno la stessa somma. Quindi lo considerai come un padre, e mi dissi: «Veramente è stato capace di rendersi conto delle mie necessità e mi viene vicino». Come ultima cosa vorrei ricordare un altro punto della sua delicatezza. Quando ero rettore dell’Istituto biblico andai da lui e mi fece una proposta riguardo a un’iniziativa molto prestigiosa che voleva affidare all’Istituto biblico. Io gli feci notare prudentemente che forse, com’era avvenuto in altri casi, se si affidava un compito importante solo a un singolo istituto, la cosa sarebbe stata snobbata nel resto della Chiesa. Capì immediatamente e di fatto creò poi una struttura ecclesiale che si occupò di questa iniziativa, così che venne accettata dalla Chiesa intera. Quindi anche in questo emergevano la sua prudenza, delicatezza, riserbo, rispetto.

(di Carlo Maria Martini)

Continua a leggere

Argomenti: Cultura Santa Sede