Scuola cattolica, Rapporto 2018. Personalizzazione e progetto educativo perché ogni alunno è unico e irripetibile
Scuola cattolica, Rapporto 2018. Personalizzazione e progetto educativo perché ogni alunno è unico e irripetibile

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E’ dedicato alla personalizzazione il Rapporto 2018 del Centro studi per la scuola cattolica (Cssc) dell’Ufficio nazionale Cei per l’educazione, la scuola e l’università appena pubblicato, il ventesimo. “Personalizzazione e progetto educativo” il titolo del volume, che verrà presentato a Roma il 13 ottobre, XI Giornata pedagogica della scuola cattolica, dedicata allo stesso tema. Un universo, quello delle scuole cattoliche, costituito da 7.933 istituti (di cui 5.777 scuole di infanzia) e 27.488 classi per un totale complessivo di 582.576 alunni.

Dell’argomento si parla da almeno quindici anni nella scuola italiana: “una modalità educativa che intende porre al centro la persona dell’alunno in tutto ciò che riguarda la vita di una scuola”, spiegano il direttore dell’Ufficio Cei, Ernesto Diaco, e Sergio Cicatelli, coordinatore scientifico Cssc, secondo i quali si tratta di “una soluzione particolarmente adatta ad esprimere il progetto educativo di una scuola cattolica, nel quale si esprime concretamente uno specifico carisma educativo”.

Nella presentazione mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno e presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, chiarisce che personalizzazione non è sinonimo di individualizzazione: la prima indica “una scuola centrata sulla crescita del singolo alunno come soggetto irripetibile”; la seconda si riferisce invece a una scuola “che intende soddisfare semplicemente le richieste più varie della propria utenza”. Del resto, chiosa, “il concetto di persona appartiene con pieno diritto alla tradizione culturale, educativa e teologica della Chiesa”, ma l’educazione personalizzata “non può esaurirsi nei soli confini ecclesiali o religiosi”.

Il tema viene sviluppato sul piano teorico con saggi di qualificati pedagogisti italiani e viene approfondito sul piano pratico con contributi e testimonianze di specialisti del settore. Per Cicatelli, un’educazione personalizzata dovrà essere, in estrema sintesi, liberante, ossia in grado di “sviluppare al massimo l’autonomia la responsabilità di ogni persona nel percorso di crescita”; integrale, per “promuovere tutte le dimensioni della vita personale”; originale, “mai replicabile per persone diverse”. E ancora: socializzante, ossia “tesa a promuovere tutte le dimensioni della vita personale”; evolutiva per “accompagnare la crescita personale di ognuno e commisurata al suo sviluppo”; infine “perfezionante”, cioè in grado di “sviluppare tutte le potenzialità insite nella persona”. Fulcro ne è, secondo Giuseppe Zanniello (Università di Palermo) la “corresponsabilizzazione del discente nel processo di apprendimento”. Giuseppe Mari (Università Cattolica) mette in guardia dal “nichilismo tardo-moderno”, mentre Dario Nicoli, dello stesso Ateneo, sottolinea come in definitiva si tratti di “un ritorno all’educazione”. Ezio Delfino, presidente Disal (Dirigenti scuole autonome e libere), chiede da parte sua agli insegnanti di “abbandonare una visione impiegatizia” della professione; ai dirigenti di puntare all’organizzazione di “un contesto scolastico finalizzato alla personalizzazione”. Pedagogia ignaziana e opportunità offerte dall’autonomia sono il mix a fondamento dell’esperienza in corso nell’Istituto Gonzaga di Palermo, illustrata da p. Eraldo Cacchione, coordinatore didattico dei licei dell’istituto.

(di Giovanna Pasqualin Traversa)

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Argomenti: Scuola