Avvenire. Il futuro in pagina ogni giorno: un francobollo speciale per i 50 anni
Avvenire. Il futuro in pagina ogni giorno: un francobollo speciale per i 50 anni

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Pubblichiamo l’intervento del cardinale Gianfranco Ravasi alla presentazione del francobollo celebrativo per i 50 anni di Avvenire, che si è tenuta nella Sala degli Imperatori nel Palazzo del Laterano a Roma.

Parlare di cinquant’anni di vita di Avvenire è per me un atto simile alla stesura di una prefazione, un genere letterario che intreccia quasi sempre due fili. Il primo è quello personale: fuor di metafora, si evocano ricordi, si giustificano consonanze, si segue e si insegue il registro soggettivo. Il secondo è, invece, un filo più robusto e colorato e si affida al contenuto, cioè alle scelte, ai temi e ai percorsi oggettivi che danno scheletro e carne a quella sorta di creatura vivente che è in questo caso non un libro ma un quotidiano, una realtà legata – come noi tutti – al fluire del tempo e alla successione degli eventi. La prima, allora, è necessariamente una testimonianza in cui domina l’’io’ personale. Credo, infatti, di essere uno dei più antichi e costanti lettori del giornale: ero ancora studente di scienze bibliche a Roma, quando in un’edicola di piazza S. Maria Maggiore, il 4 dicembre 1968 acquistavo la prima copia, mai sospettando che quel giornale sarebbe diventato in futuro una sorta di casa di carta ove anni dopo sarei stato ospitato. Fu, appunto, nel dicembre 1990 che entrai in quelle pagine, nell’indimenticato spazio intitolato Gutenberg (progenitore dell’attuale Agorà) che inaugurò un modello in un tempo culturale e sociale molto più esaltante di quello in cui è immersa l’attuale ultima stagione della mia vita.

Questo era però solo il prodromo di un ingresso molto più decisivo, quando il giornale divenne veramente una mia residenza continua. Il 2 gennaio 1992 apparve sotto la testata una finestra intitolata Mattutinodalla quale mi affacciavo proponendo non un testo biblico o patristico – come ci si aspettava da me – ma un curioso apologo della vita di un sapiente cinese taoista del IV-III sec. a.C., Zhuangzu. Si configurava, così, quello che diventerà per oltre quindici anni una sorta di ‘breviario laico’, letto da credenti e non credenti, pronto a mettere sulla ribalta autori antichi e contemporanei, spesso sorprendenti per le loro dichiarazioni che riuscivano, nei tre minuti del tempo della lettura, a gettare un seme o a infilzare una spina nel fianco della sonnolenza dell’anima. Devo riconoscere che, pur avendo scritto nella mia ormai lunga esistenza una valanga di libri, articoli e saggi, ancor oggi molti mi conoscono e mi rileggono proprio attraverso quel Mattutino, trasformatosi poi in ben dodici volumi. Ma, a questo punto – passando sotto silenzio le memorie, i dialoghi, gli incontri, i nomi dei direttori, dei giornalisti, degli amici tutti del giornale – è necessario passare al secondo registro, scandito dal filo tematico oggettivo. È ciò che è stato suggestivamente espresso in quella ‘biografia’ che è il volumetto Voci del verbo Avvenire. Temi e idee del quotidiano cattolico 1968-2018 (Avvenire – Vita e Pensiero).

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Argomenti: Comunicazione Cultura