Mafie. Libera: per il 75% degli italiani sono un fenomeno globale
Mafie. Libera: per il 75% degli italiani sono un fenomeno globale

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Il 74,9% degli italiani ritiene le mafie un “fenomeno globale”, con “uno scatto di consapevolezza rispetto alla gravità della presenza mafiosa”, ma solo il 38% dichiara che “la mafia dove abita è un fenomeno preoccupante e la sua presenza è socialmente pericolosa”, mentre “il 52% si divide tra coloro che la ritengono marginale e coloro che la ritengono preoccupante ma non socialmente pericolosa”. Solo per l’8,5% è diffusa in tutta Italia. E’ quanto emerge da “Liberaidee. Rapporto sulla percezione e la presenza delle mafie e della corruzione in Italia”, presentato a Roma dall’associazione Libera.

“Oggi c’è una grande difficoltà, o forse una resistenza, a cogliere l’evoluzione delle mafie nel nostro Paese, il loro legame con la corruzione, l’area grigia, la loro penetrazione nel mercato. Il rischio, sia a livello della politica, sia dei cittadini e della sensibilità pubblica, è di normalizzare tutto questo”. È la preoccupazione che don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, esprime al Sir a margine della presentazione, il 18 ottobre a Roma, del rapporto “Liberaidee, la ricerca sulla percezione e la presenza di mafie e corruzione”.

L’equazione mafia – sangue che ci ha accompagnato per tanti anni è superata. Salvo eccezioni, si continua a morire e a uccidere solo a Napoli e nella provincia di Foggia; tutto il resto è metodo corruttivo. Ma questa consapevolezza, questa coscienza non c’è e soprattutto continua a sopravvivere il pregiudizio che le mafie siano essenzialmente al sud mentre tutti abbiamo davanti ai nostri occhi che non è così”.

Il Tg2000 con Luigi Ferraiuolo ha intervistato  il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho il quale ha denunciato:“Su mafie e corruzione c’è spesso poca attenzione da parte della politica”. Eppure si tratta di “una patologia che colpisce il Paese nel quale la corruzione dilaga perché vi è una mafia che esercita un controllo molto preoccupante anche sull’economia e sulla politica”. “Non sento attenzione su questi fenomeni, non sento parlare della necessità di contrastarli, ma mafie e corruzione – avverte– non riguardano solo la Dna, l’Anac o la magistratura. Sono anzitutto una questione politica ed è dalla politica che deve partire un ordine fermo: stop alla corruzione, chi denuncia deve essere difeso, la mafia va annientata”.

“La politica pospone questi problemi a tanti altri ma quando ci sono corruzione e mafia l’economia va a fondo. Non vi è attenzione per questi fenomeni emergenziali”. Questo l’allarme di Cafiero De Raho, secondo il quale le misure come lo scudo fiscale “favoriscono chi ha operato nell’illegalità , prima di tutte le organizzazioni mafiose”. Nell’intervista di Federica Margaritora per inBlu Radio il procuratore si è soffermato sui dati che sono emersi dal Rapporto di Libera. In particolare sulla percezione e la presenza di mafie e corruzione. Tra i dati emerge che le mafie sono ritenute un fenomeno preoccupante dal 45% degli intervistati al Sud e dal 10% al Nordest, mentre per la corruzione la percezione negativa è dominante in tutto il Paese, con il 70%, e arriva al 90% nel Meridione.

Alla presentazione del Rapporto “#Liberaidee, la ricerca sulla percezione e la presenza di mafie e corruzione” oltre a Don Luigi Ciotti e a Federico Cafiero De Raho è intervenuto Raffaele Cantone, Presidente Autorità Nazionale Anticorruzione; Gian Carlo Caselli, Presidente Onorario di Libera; Francesca Rispoli, Ufficio di Presidenza di Libera; Marisa Parmigiani, Responsabile Sostenibilità Gruppo Unipol

La ricerca vedrà come modalità di diffusione un grande viaggio nazionale e internazionale, #Ideeinviaggio, che porterà i dati raccolti in centinaia di tappe: nelle piazze, nelle sedi delle istituzioni, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, per dare vita a un nuovo dibattito pubblico su mafie e corruzione.

La ricerca quantitativa ha raccolto 10.343 questionari, con una ripartizione territoriale che vede primeggiare le regioni del Sud (35,4%), seguite da quelle del Nord-Ovest (31,1%), Nord-Est ( 20,9%) e Centro (12,6%) (secondo la ripartizione Istat: Liguria, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta in Nord-Ovest; Emilia Romagna, Friuli-Venezia- Giulia, Trentino Alto Adige, Veneto in Nord-Est; Lazio, Marche, Toscana, Umbria in Centro; Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia in Sud)

L’analisi qualitativa, concentrata su un campione del mondo del lavoro, ha raccolto oltre 100 interviste (Confindustria, Confederazione italiana della piccola e media industria privata: Confapi /Api, Confcommercio-Imprese per l’Italia, Confesercenti, Confartigianato, CNA, Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, Coldiretti, Confederazione Generale dell’Agricoltura Italiana – Confagricoltura, Cia-Agricoltori Italiani, Legacoop, Confcooperative, Agci Associazione Generale Cooperative Italiane). Altre interviste sono ancora in corso e riguardano il campione estero della ricerca, che poggia sulla presenza di Libera in alcuni Stati dell’UE.


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Argomenti: Giustizia
Tag: Libera mafia
Fonte: SIR