Frosinone. Casa e lavoro, ecco l’accoglienza diffusa
Frosinone. Casa e lavoro, ecco l’accoglienza diffusa

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La diocesi, la sua Caritas, una cooperativa diretta espressione della Chiesa locale, e la collaborazione di alcuni comuni. Così la diocesi di Frosinone accoglie oltre 230 rifugiati e richiedenti asilo. Cas, Sprar, corridoi umanitari, tutta accoglienza diffusa in appartamenti, in gran parte di proprietà della diocesi e delle parrocchie, comprese alcune canoniche non utilizzate da anni. Un positivo uso di beni. E soprattutto pieno di buone prassi. «Vanno accolti in modo perfetto favorendo l’integrazione – ci dice il vescovo Ambrogio Spreafico, accogliendoci nella sede della cooperativa “Diaconia” in un edificio accanto alla Curia –. Dobbiamo aiutare ma anche e soprattutto occuparci del tema lavoro. Ci vogliono professionalità e spirito. I poveri non sono solo destinatari del nostro aiuto, ma nostri amici».

Tutto comincia nel 2004 con la nascita della cooperativa, braccio operativo della Caritas diocesana, come ci ricorda il presidente Marco Arduini. Nel 2011 in occasione della crisi libica partono le prime iniziative di accoglienza per 23 ragazzi. Il primo Cas è del 2103: 35 persone in accoglienza diffusa in appartamenti, una tipologia che non è mai stata abbandonata. Nel 2014 il primo Sprar a Ferentino, 58 persone e sempre con la scelta dell’accoglienza diffusa. Da lì, come ci spiega il responsabile Fabio Piccoli, parte il progetto Sprar “Insieme per un’accoglienza migliore”, che coinvolge i comuni di Ceccano, Veroli, Castro dei Volsci, Arnara, Strangolagalli: 45 persone in 8 appartamenti medio-piccoli, 6-7 persone ad appartamento tranne uno che ospita 13 donne con bambini, alcune vittime di violenza. Ci sono poi due progetti Cas, in collaborazione con le prefetture di Frosinone e Latina. Ospitano, sempre in modalità diffusa, 180 persone. Ci sono anche 30 richiedenti asilo che erano ospitati in alcuni Cas di Fondi chiusi a fine giugno dopo l’inchiesta della procura di Latina su affari e sfruttamento, e per le pessime condizioni.

Numeri importanti per un impegno che non si ferma all’accoglienza. Ci sono 22 mediatori, un’area integrazione-lavoro con progetti personalizzati. E il lavoro è davvero centrale. In questo momento 14 immigrati svolgono tirocini in aziende private e nel comune di Alatri, e anche presso la Asl come interpreti al Pronto soccorso. Ci sono poi 10 convenzioni coi comuni per lavori socialmente utili, che coinvolgono 70 persone per la cura del verde e la manutenzione dei cimiteri. E non manca la formazione. Quella di italiano è svolta grazie a una convenzione con le Acli. Mentre più di 60 immigrati hanno partecipato ai corsi “arti e mestieri” per falegnameria, oreficeria e lavorazione del cuoio. Corsi che sono poi sfociati anche in una mostra dei lavori dei ragazzi, altra occasione per coinvolgere la comunità.

(di Antonio Maria Mira)

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Argomenti: Migranti
Tag: accoglienza Caritas Italiana Frosinone integrazione Lavoro migranti
Fonte: Avvenire