Sinodo. Il Papa: la Chiesa è sotto attacco, dobbiamo difenderla con la preghiera
Sinodo. Il Papa: la Chiesa è sotto attacco, dobbiamo difenderla con la preghiera

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La «Santa Madre Chiesa» è sotto attacco e «la Madre» la si difende «con la preghiera e la penitenza». Papa Francesco non lo chiama per nome, il demonio, ma usa il termine biblico de «il grande accusatore» per dire che ora è lui che «ci sta accusando forte», è lui che approfitta dei «nostri peccati» per perseguitare la Chiesa.

Il Pontefice ha terminato con questa riflessione il breve intervento che ha chiuso, prima della recita corale del Te Deum, il Sinodo suoi giovani. «È un momento difficile perché l’accusatore – ha detto – tramite noi attacca la madre e la madre non la si tocca», ha sottolineato riferendosi alla Chiesa. Papa Francesco ha ricordato l’antica definizione della Chiesa “casta meretrix”, santa ma con i figli peccatori. Le accuse alla Chiesa, ha insistito il Pontefice, diventano «persecuzione» come accade ai cristiani d’Oriente, ma «c’è un altro tipo di persecuzione, con accuse continue per sporcare la Chiesa». La Chiesa però «non va sporcata, i figli siamo sporchi tutti», «i figli siamo peccatori», «ma la madre no, dobbiamo difenderla tutti, e per questo ho chiesto di pregare il rosario».

Papa Francesco all’inizio del suo intervento ha ringraziato tutti i presenti e in particolare i giovani che hanno partecipato all’evento («hanno portato la loro musica, parola diplomatica per dire chiasso, e così», ha detto sorridendo tra gli applausi). E poi, senza entrare nel merito del documento finale che è stato approvato in precedenza, ha offerto tre spunti. In primis ha ribadito che «il Sinodo non è un Parlamento», ma è «uno spazio libero per dare modo allo Spirito Santo di lavorare su di noi». Di qui la decisione di dare all’esterno informazioni generali sui temi che sono stati affrontati, senza entrare nei dettagli di chi ha detto cosa. Poi ha affermato che «siamo noi», i partecipanti al Sinodo, i «primi destinatari del documento finale». «Noi abbiamo approvato il documento, – ha spiegato – adesso lo Spirito ci dà il documento perché lavori nel nostro cuore». «Aiuterà tanti altri – ha aggiunto – ma i primi destinatari siamo noi». «Il risultato del Sinodo – ha spiegato –non è un documento, l’ho detto all’inizio. Siamo pieni di documenti». E così quello approvato «darà frutti se sarà meditato e accompagnato dalla preghiera».

Prima del Papa, sono intervenuti in Aula i cardinali Louis Raphael Sako, patriarca di Babilonia dei caldei e presidente delegato dell’assise, e Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi. Sako ha sottolineato che il documento sinodale «sarà un punto di riferimento per una nuova pastorale nelle nostre diverse diocesi». «Santo Padre, Lei non è solo, noi tutti che rappresentiamo i vescovi cattolici nel mondo – ha detto il patriarca – siamo con Lei e siamo uniti a Lei in una comunione integrale. Siamo uniti a Lei nella preghiera e nella Speranza. Ricordi che milioni di fedeli pregano per Lei ogni giorno. E tanti uomini e donne di buona volontà ammirano le sue parole e i suoi gesti per un mondo di fraternità universale, giustizia e pace». «Dunque – ha aggiunto il Patriarca caldeo – non c’è niente da temere. Un proverbio arabo dice: “L’albero fruttuoso viene colpito con le pietre”. Vada avanti con coraggio e fiducia . La barca di Pietro non è come le altre barche, la barca di Pietro nonostante le onde, rimane solida, perché c’è Gesù in essa e non la lascerà mai». Il cardinale Sako ha poi lanciato «un appello a non dimenticare i cristiani dell’Oriente: se è vuoto di cristiani il cristianesimo rimarrà senza radici. Abbiamo bisogno del vostro sostegno, solidarietà e amicizia fino a quando la tempesta passa».

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Argomenti: Chiesa nel mondo
Tag: Sinodo2018
Fonte: Avvenire