“Papa Francesco. Un uomo di parola”. Bergoglio in dialogo con il regista Wenders
“Papa Francesco. Un uomo di parola”. Bergoglio in dialogo con il regista Wenders

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Lo abbiamo atteso a lungo. Il film “Papa Francesco. Un uomo di parola” esce nei cinema italiani il giorno di san Francesco d’Assisi, il 4 ottobre. Il documentario scritto e diretto da Wim Wenders è uno sguardo ravvicinato sul Papa argentino, eletto al soglio di Pietro con il nome Francesco. Non solo un bilancio di cinque anni di pontificato, ma qualcosa di più: un’intervista faccia a faccia con il Papa, che tocca i temi forti della società e le pagine più intime dell’esistenza dell’uomo, a cominciare dal rapporto con Dio. Il progetto è nato dall’intuizione di mons. Dario Edoardo Viganò, assessore al Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, e realizzato da una cordata produttiva composta da Samanta Gandolfi Branca, Alessandro Lo Monaco e Andrea Gambetta con la collaborazione di Vatican Media (già Centro Televisivo Vaticano). Il Sir e la Commissione nazionale valutazione film Cei hanno visto in anteprima il film alla presenza del regista Wenders e di mons. Viganò.

La struttura del documentario
Partiamo subito dall’intuizione più bella del film: il mettere in campo papa Francesco come protagonista, ma mai come attore, invitato a un dialogo con il regista Wenders. L’autore però non compare, ritagliando per sé solo la voce narrante del film. Concordando con il Papa quattro interviste, quattro sessioni e location di registrazione, Wenders lo mette dinanzi alla macchina da presa per rivolgersi con le sue dichiarazioni direttamente allo spettatore.
Con una modalità di ripresa elegante e calda, mai invasiva o eccedente, il regista permette a papa Francesco di essere se stesso, di confrontarsi con generosità e umiltà con lo spettatore condividendo la sua visione della fede e la sua idea di Chiesa.
I temi al centro del pontificato di papa Francesco ci sono tutti: povertà, periferie, logica dello scarto, attenzione all’ambiente e al creato, denuncia delle derive del potere, tanto nella politica quanto nella Chiesa. Ancora, l’attenzione per i malati, migranti, rifugiati di guerra, così come la tutela della famiglia, della donna, dei più piccoli, fino a giungere al tema della pedofilia tra le file della Chiesa. E poi uno struggente e appassionato invito al dialogo tra culture e religioni. Nel film compaiono tutti i toni dello stile comunicativo di Francesco, dallo sguardo illuminato, segnato da ironia e tenerezza, alla viva e ferma condanna contro le ingiustizie.

Wenders, poeta per immagini
È un ritratto di papa Bergoglio cauto, rispettoso e intenso, quello che compone Wim Wenders. L’autore dalla lunga e prolifica carriera – da “Alice nelle città” (1973) a “Lo stato delle cose” (1982, Leone d’oro a Venezia) e “Paris, Texas” (1984, Palma d’oro a Cannes), fino alla summa “Il cielo sopra Berlino” (1987) – richiama nel film “Papa Francesco. Un uomo di parola” il meglio del suo percorso documentaristico, apice della sua maturità artistica. Non a caso, le tre nomination all’Oscar sono giunte proprio con i documentari “Buena Vista Social Club” (1999), “Pina” (2011) e “Il sale della terra” (2014).
E probabilmente è proprio “Il sale della terra”, quello sguardo così fiducioso e riconciliante verso l’ambiente e il creato, a condurre Wenders a interessanti e suggestivi spunti stilistico-narrativi per il film sul Papa.
Al di là, infatti, dei momenti di denuncia dei mali del mondo, è il gioioso e speranzoso invito di papa Francesco a risintonizzarsi con il creato, con la natura, a rimanere più impresso, a lasciare una traccia profonda nel cuore dello spettatore; uno spettatore che riceve un’ondata di emozioni nel giro delle sequenze finali, che lo lasciano commosso e fiducioso nel domani.

(di Massimo Giraldi e Sergio Perugini)


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Argomenti: Cinema