L’iniziativa. Dall’Italia un ponte solidale per i ragazzi sordi di Betlemme
L’iniziativa. Dall’Italia un ponte solidale per i ragazzi sordi di Betlemme

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Una bandiera dell’Italia sventola nel cuore di Betlemme. È quella che dà il benvenuto a chi varca il grande cancello d’ingresso del pontificio istituto Effetà, la scuola che da 47 anni restituisce la parola ai ragazzi sordi della Cisgiordania. Il vessillo racconta il legame profondo che c’è fra questo “santuario della voce” e la Penisola. In principio è stato Paolo VI, il Papa bresciano appena proclamato santo che aveva voluto l’istituto dopo il suo storico viaggio in Terra Santa del 1964 quando aveva toccato con mano l’alta incidenza della sordità fra i piccoli della Palestina. Poi ecco le suore Maestre di Santa Dorotea, la congregazione religiosa fondata a Vicenza che ha realizzato il sogno di Montini e che da sempre gestisce la struttura. Oggi il ponte con l’Italia continua grazie alla Fondazione Giovanni Paolo II, la onlus per lo sviluppo e la cooperazione in Medio Oriente legata alle Chiese della Toscana che collabora anche con la Cei. Non è un caso che il suo vice presidente, il frate minore francescano della Custodia di Terra Santa padre Ibrahim Faltas, sieda nel consiglio d’amministrazione di Effetà.

«Va avanti da anni il nostro impegno accanto all’istituto», spiega Marco Visotti, il cooperante aretino che dal 2015 si è trasferito a Betlemme per seguire il gemellaggio di solidarietà. E prosegue: «Su incarico della Roaco, la Riunione delle opere di aiuto per le Chiese orientali, la Fondazione svolge per Effetà una funzione di raccordo tra le varie agenzie che contribuiscono alla crescita di una scuola unica nel Paese che in quasi mezzo secolo ha visto passare oltre settecento studenti da queste aule dove viene abbattuto il muro del silenzio totale e dove si impara a parlare». Uno degli ultimi risultati è racchiuso in un numero: 53. Sono i primi “orecchi bionici” impiantati in Palestina, di cui alcuni agli studenti di Effetà. «E se tutto ciò è stato possibile – afferma Marco – lo si deve a un nostro percorso che ha messo in rete le strutture che si occupano di sordità a Betlemme: dall’istituto promosso da Paolo VI che rimanda alla dimensione educativa ai presidi in ambito sanitario come il Caritas baby hospital e l’Arab society for rehabilitation dove sono avvenuti gli interventi ». Una rivoluzione che di fatto è una risposta ai viaggi della speranza di centinaia di famiglie costrette ad andare all’estero perché il figlio sordo possa avere un impianto cocleare.

Il tutto si colloca all’interno del progetto che per tre anni è stato sostenuto dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo collegata al ministero degli Esteri. «Un progetto che ha consentito alla scuola di avere non solo un’ulteriore stanza per la logopedia e un’aula di studio ma soprattutto un ambulatorio audiometrico all’interno del plesso dove ogni settimana un medico controlla e calibra gli apparecchi acustici di tutti gli attuali centosessantasette alunni di Effetà che vanno dal nido al liceo», riferisce Visotti. E un altro effetto positivo è rappresentato dagli oltre 500 screening neonatali al Caritas baby hospital per «diagnosticare immediatamente la sordità e intervenire al più presto con itinerari di inserimento personalizzati », chiarisce Marco.

 

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Argomenti: Mappamondo Storie
Tag: storie
Fonte: Avvenire