Gmg Panama: Tony Abdo (Caritas Gerusalemme), racconteremo che “abbiamo scelto di non sparare”
Gmg Panama: Tony Abdo (Caritas Gerusalemme), racconteremo che “abbiamo scelto di non sparare”

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“Ci saranno anche 35 giovani cristiani della Terra Santa alla prossima Giornata mondiale della gioventù di Panama. Ai giovani del mondo racconteranno la nostra sete di pace e di giustizia, le difficoltà nel costruirci un futuro nella nostra terra dove si vive sotto occupazione militare”. “Ci sono generazioni di giovani che non hanno mai conosciuto un giorno di pace”.

A rivelarlo è Tony Abdo, coordinatore del settore giovani di Caritas Gerusalemme. Il Sir ha raggiunto Tony a Ain Arik, villaggio palestinese di poco meno di 2.000 abitanti, a circa 6 km a nord-ovest di Ramallah, subito dopo un incontro avuto con un rappresentante di Caritas Italiana per ideare una campagna di pellegrinaggi solidali che vedrà impegnate parrocchie palestinesi e diocesi italiane. Un progetto nel quale anche i giovani della Caritas Gerusalemme avranno un ruolo da giocare.

Gli echi del Sinodo dei vescovi sui giovani, celebratosi in Vaticano lo scorso ottobre, sono ancora vivi ma le attese “di pane e di giustizia” dei giovani palestinesi, non solo cristiani, provocate dai problemi politici e sociali, legati al conflitto israelo-palestinese, sono rimaste inalterate. Tony lo sa bene e forse è anche per questo che vuole incanalare la voglia dei giovani locali in progetti e iniziative di ampio respiro. Da queste parti, si sa, la religiosità coincide con l’identità e l’appartenenza religiosa è un modo per esprimerla. Ain Arik è un villaggio per due terzi musulmano e la convivenza religiosa è un banco di prova importante per le due comunità, unite dalla sofferenza per l’occupazione militare.

Ma c’è una questione tutta interna – “ecclesiale” – che Tony non nasconde: “Vogliamo riscoprire la nostra identità di cristiani che vivono in Terra Santa e, soprattutto, acquisire la consapevolezza di essere pietre vive della Chiesa di Gerusalemme che è la Chiesa madre”.

“Rinsaldare l’orgoglio di essere figli dei primi cristiani” non basta più, serve passare ad una fede che è “esperienza da mettere in pratica. Vorremmo sentirci sempre più protagonisti nella nostra Chiesa, avere più spazio di partecipazione e collaborazione”.

La realtà dei giovani cristiani di Terra Santa è fatta di conflitto e di muri. “Siamo stanchi di questa guerra, cerchiamo e vogliamo pace – sottolinea Abdo -. Ma prima della pace viene la giustizia, l’unica cosa che ci rende tutti uguali. Siamo nati all’interno di un conflitto e dobbiamo scegliere se diventarne parte o se agire per allontanarlo”. Tony e i suoi giovani hanno le idee chiare: “Svolgere un ruolo attivo in una Palestina indipendente e democratica, incoraggiare i giovani a diventare leader della loro comunità, guidati da spirito di giustizia sociale e tolleranza. Abbiamo scelto di non sparare.

(dall’inviato Daniele Rocchi)

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Argomenti: Giovani Mappamondo