Rondine-Cittadella della pace compie 20 anni: dove i nemici imparano a conoscersi
Rondine-Cittadella della pace compie 20 anni: dove i nemici imparano a conoscersi

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“Tu mi vedi come un nemico?”: la domanda è secca e non lascia scappatoie, difficile pure eluderla o fare finta di non aver capito. Gaga, studente georgiano di 25 anni, se l’è sentita rivolgere da Dasha, una sua coetanea e collega di studi, di nazionalità abcasa. Georgia e Abcasia sono paesi la cui storia recente è stata segnata da due guerre (1991-1993 e 2008) e per questo motivo non hanno relazioni. L’Abcasia è un territorio caucasico autoproclamatosi repubblica indipendente, riconosciuta solo dalla Russia e pochi altri Paesi, nel luglio 1992 ma da sempre rivendicato dalla Georgia.

Ad acuire il disagio di Gaga anche il fatto che i suoi genitori sono di origini abcase sfollati in Georgia a causa della guerra. “Io sono nato in Georgia 15 giorni dopo la caduta della capitale abcasa Sukhumi e da allora non l’ho mai vista” dice il giovane che da un anno e mezzo vive a Rondine (Arezzo), nella Cittadella della Pace, un laboratorio a cielo aperto dove da 20 anni si sperimentano tentativi di riconciliazione civile, promozione del dialogo, di “diplomazia dal basso” e di “trasformazione creativa dei conflitti nei diversi contesti”. Un impegno di lunga gittata che troverà un ulteriore riconoscimento il 3 dicembre in Vaticano durante l’udienza concessa da Papa Francesco e il 10 dicembre prossimo a New York quando l’associazione Rondine interverrà al Palazzo di Vetro su invito della Farnesina per illustrare ai 193 Stati membri alle Nazioni Unite, riuniti in occasione delle celebrazioni del 70° Anniversario dei Diritti dell’Uomo all’Onu, il suo modello di trasformazione dei conflitti i cui risultati cominciano a vedersi. In Sierra Leone, per esempio, che dal 1991 al 2002 è stato teatro di una sanguinosa guerra civile che ha causato 50mila morti.

Parlare e non fuggire dai conflitti. Nel Paese africano lo scorso marzo si è votato per le presidenziali – le prime non monitorate dalla comunità internazionale – e Rondine si è attivata con il progetto “Initiative for democratic and peaceful elections”. Si tratta della “prima applicazione concreta del ‘Metodo Rondine’ nei luoghi del conflitto”, spiega la coordinatrice, Manuella Markaj. Manuella viene dal Kosovo e l’esperienza di guerra vissuta nel suo paese l’ha messa in condizione di essere utile anche per la Sierra Leone. “A Rondine impariamo a lavorare per tutti i conflitti, laddove c’è bisogno, cercando sempre di ottenere una soluzione da chi vive e subisce il conflitto. I nostri progetti si realizzano coinvolgendo tutte le parti in lotta. L’elemento tribale è stato un fattore di lavoro comune e non di divisione”. In Sierra Leone sono stati coinvolti 360 leader locali, politici, religiosi, giovani, giornalisti, studenti e società civile, formati e operativi in 14 distretti, anche rurali dove di solito i progetti non arrivano. Quattrocento giovani professionisti hanno partecipato a incontri pubblici nelle comunità e tavole rotonde nelle principali università del Paese, un milione di persone sono state raggiunte dalle attività di sensibilizzazione. È stata la vittoria della “politica dei piccoli passi” sancita dalla scelta di parlare del conflitto e non di “fuggire” dallo stesso. Come fanno Gaga e Dasha che a Rondine imparano che “il concetto di nemico è un inganno planetario, che, pur nelle diverse culture, s’insedia nella vita delle persone togliendo la fiducia nelle relazioni”.

(di Daniele Rocchi)

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Argomenti: Associazioni e Movimenti
Tag: Cittadella della Pace pace
Fonte: SIR