La lezione della Laudato si’. Yann Arthus-Bertrand: “Solo una rivoluzione spirituale ci salverà dal riscaldamento climatico”
La lezione della Laudato si’. Yann Arthus-Bertrand: “Solo una rivoluzione spirituale ci salverà dal riscaldamento climatico”

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“Oggi purtroppo la politica è impotente. Se non abbiamo voglia di cambiare non saranno loro che cambieranno. Tocca a noi decidere”. Parola di Yann Arthus-Bertrand, fotografo e ambientalista francese, che ha curato le fotografie dell’edizione illustrata della “Laudato si'” (Rizzoli-Lev) da domani in libreria. All’indomani del G20, che ha segnato un’ulteriore frattura sui temi ambientali, Bertrand racchiude in un’istantanea il momento presente: “I politici cercano di arrangiarsi con quello che hanno, ovvero con l’egoismo delle nazioni. Nessun Paese al mondo vuol rimettere in discussione il petrolio, l’impiego, la crescita, religioni dalle quali non ci si può più separare”. L’intervista esclusiva in occasione dell’uscita del volume.

Bertrand, che cosa l’ha più colpita nell’enciclica Laudato si’? Vi ha trovato degli aspetti che hanno una particolare corrispondenza con la sua arte?
Ai miei occhi si tratta di un testo rivoluzionario. Sono molto pochi i capi di Stato e le guide spirituali che osano dire la verità in questo modo. Oggi ci vuole il coraggio di dire la verità e in questo libro il Papa lo fa molto bene. Tra le righe si può leggere che il capitalismo sta distruggendo la vita sulla terra, lo dice molto chiaramente, parla anche dell’incoscienza gioiosa di credere che i nostri piccoli gesti quotidiani possano essere sufficienti a proteggere la vita sulla terra. Le cifre attuali sull’ambiente sono pessime, quando parliamo di riscaldamento climatico gli ultimi dati delle Nazioni Unite ci dicono che alla fine del secolo la temperatura sulla Terra sarà da 3,5 a 5 gradi più elevata allorché negli ultimi accordi di Parigi si parlava di 1,5.

Oggi pochi Stati hanno rispettato gli impegni presi al momento della Cop di Parigi. Siamo in una specie di religione della crescita che sta distruggendo il pianeta e il Papa parla di cose che pochi ecologisti affrontano, come la dignità umana che sta dietro tutto ciò, parla dei problemi umani.

È veramente un testo che io trovo importante e ieri quando ero in Vaticano e vedevo quelle migliaia di persone cercare di entrare mi dicevo che se i grandi capi spirituali si mettono a parlare di ambiente, di ecologia, si può invertire la tendenza perché oggi gli uomini politici hanno solo una visione elettorale e, dunque, uno sguardo a breve termine. Ormai gli scienziati parlano della sesta estinzione sulla Terra, il che vuol dire la morte dei nostri nipoti e pronipoti. È qualcosa di molto pesante che non è facile affrontare nei programmi serali delle Tv.

Siamo in una sorta di malattia dell’informazione dove c’è molta difficoltà a vedere cosa è importante e cosa non lo è. Penso che in tutto questo il Papa può giocare un ruolo. Mi ha sorpreso vedere che in Francia, quando il libro è uscito, molte chiese mi hanno chiesto foto per fare delle esposizioni. Penso che ci siano delle risorse umane importanti tra tutti questi credenti, un settore dove gli ecologisti non hanno saputo lavorare a sufficienza.

Lei è ateo ma ha rivelato d’essere sempre stato attirato dai valori del cristianesimo. Cosa l’ha spinto a partecipare a questo progetto editoriale?
Oggi c’è bisogno di una rivoluzione ma non ci sarà una rivoluzione politica, non sarà nemmeno una rivoluzione scientifica perché nessuno è in grado di rimpiazzare i 95 milioni di barili di petrolio che consumiamo ogni giorno con dei pannelli solari o l’eolico anche se abbiamo bisogno di queste energie alternative. Oggi la parte di energia rinnovabile, se sottraiamo le dighe, è praticamente nulla. Bisogna sapere che una rivoluzione scientifica non sarebbe in grado di salvarci dal riscaldamento climatico e non sarà nemmeno una rivoluzione economica a farlo perché l’economia ha un solo bisogno: credere nelle crescita infinita. Ma la crescita illimitata non esiste in natura, è solo un’illusione che sta distruggendo il mondo.

C’è bisogno di una rivoluzione spirituale ed è su questo punto che mi ritrovo con il Papa. Penso ad una evoluzione interiore: non si riuscirà a cambiare il mondo se non cambieremo gli uomini. Anche se non sono credente, anche se non credo in Dio, penso che esiste il bene e il male ed oggi viviamo nella banalità del male.

La banalità del male ci circonda e per questo non ce ne accorgiamo più: sia che si tratti della sofferenza animale o del mio Paese, terzo venditore di armi al mondo e al tempo stesso il Paese dei diritti umani. Penso che questo Papa, verso il quale nutro grande ammirazione, può fare più di tutti i suoi predecessori. Credo alla scienza ma penso che tutte le nostre conoscenze scientifiche attuali si sbriciolano davanti alla nostra convinzione che l’uomo sia eterno e che troveremo comunque la soluzione. No, per il momento non abbiamo trovato una soluzione e l’unica via d’uscita è spirituale. È complicato certo: provengo da un Paese ricco, io posso cambiare ma il mio Paese no, può solo inquinare ancora di più. È una riflessione generosa e il Papa dice una parola formidabile: “Avere la coscienza amorosa del mondo”, “avere la coscienza amorosa della vita”. Credo nei valori cristiani che sono quelli della compassione, dell’empatia, dell’onestà, della morale, dell’etica, della gentilezza, della comprensione, mi sento cristiano senza credere in Dio.

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Argomenti: Ambiente
Tag: Ambiente editoria Laudato sì Yann Arthus-Bertrand
Fonte: SIR