8 dicembre: i martiri algerini di Tibhirine beati. Intervista al Card. Angelo Becciu
8 dicembre: i martiri algerini di Tibhirine beati. Intervista al Card. Angelo Becciu

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Tibhirine. Nella notte tra il 26 e il 27 marzo del 1996 un commando formato da una ventina di uomini armati irruppe nel monastero trappista di Notre Dame dell’Atlante, 90 chilometri a sud di Algeri. Sette dei nove monaci francesi della comunità furono sequestrati: Luc Dochier, Bruno Lemarchand, Célestin Ringeard, Christian de Chergé, Paul Favre-Miville, Michel Fleury e Christophe Lebreton. L’operazione fu rivendicata dal “Gia”, Gruppo islamico armato, un’organizzazione terroristica la cui azione si intensificò dopo il colpo di Stato del 1992, quando l’esercito impedì il secondo turno delle elezioni che avrebbero visto la vittoria del “Fronte islamico di salvezza”. Il 21 maggio i terroristi annunciarono l’uccisione dei monaci, le cui teste furono ritrovate il 30 maggio, mentre i corpi non furono mai ritrovati. I religiosi erano ben consapevoli della situazione di pericolo in cui si trovavano, malgrado ciò decisero di non abbandonare il monastero, per fedeltà alla loro missione. I due trappisti scampati al sequestro si trasferirono nel monastero trappista di Fès in Marocco.

Il prefetto delle cause dei santi inviato del Papa a Orano luogo del rito. «Di fronte alla violenza pur potendo andare via, questi fratelli scelsero di restare Con loro la Chiesa offre la sua logica della misericordia a tutta l’Algeria» «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» ( Gv 15,13). Tutto è pronto in Algeria per la beatificazione dei diciannove martiri che hanno donato la loro vita per questo popolo. Domani, solennità dell’Immacolata Concezione, a celebrarne a Orano la cerimonia sarà il cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle cause dei santi.

Eminenza, è la prima volta che un rito di beatificazione collettiva di 19 martiri avviene in un Paese a maggioranza islamico. Pare proprio di sì, ed è davvero interessante che un Paese musulmano si sia reso disponibile perché sia celebrata dalla Chiesa cattolica una cerimonia come questa.

Che importanza ha questo fatto?
È senz’altro un evento di rilievo non solo per la piccola Chiesa locale, ma anche per i tanti che in questo Paese non hanno dimenticato il vescovo Pierre Claverie e i suoi diciotto compagni martiri. Il loro ricordo è ancora vivo e rimane impressa nella mente di tanti la scelta comune fatta dai monaci di Tibhirine e dagli altri religiosi e religiose di varie congregazioni di non abbandonare il popolo algerino proprio nell’ora più difficile, disposti a pagare la fedeltà a Dio con il dono della propria vita fino all’effusione del sangue.

Cosa avevano in comune questi 19 religiosi?
Il loro assassinio si è compiuto nel giro di due anni, dal 1994 al 1996, nel periodo buio del terrorismo nel Paese. L’ultimo a versare il suo sangue è stato il vescovo di Orano, monsignor Claverie. La loro storia e il loro martirio s’inseriscono nella sofferenza del popolo algerino di quegli anni di guerra fratricida in cui caddero vittime quasi centocinquantamila persone. Ognuno di questi religiosi e religiose è stato un testimone autentico dell’amore di Cristo e del suo Vangelo. Non avevano scelto di essere martiri, avevano soltanto scelto di rimanere laddove Dio li aveva chiamati. Non hanno sfuggito la violenza: l’hanno combattuta con le armi dell’accoglienza fraterna, della preghiera comunitaria, attraverso la relazione rispettosa vissuta giorno per giorno con i loro fratelli musulmani, da uomini e donne di fede, di preghiera, di dialogo, quali essi erano.

Come può essere definito il rilievo ecclesiale di questa causa collettiva?
L’importanza ecclesiale è nel significato del loro martirio. Questi nostri fratelli messi davanti alla domanda se restare o andare via davanti alla situazione di violenza imperante nel Paese hanno deciso liberamente di rimanere fedeli alla loro vocazione, seppure le sollecitazioni a partire erano state tante. «Le beatitudini sono innanzitutto il Vangelo del vivere insieme» scriveva nel suo diario padre Christian de Chergé, il priore della comunità dei sette monaci martiri di Tibhirine. Il martirio è “con” non “contro”. Nel suo stesso testamento scriveva che «l’Algeria e l’islam, per me, sono un corpo e un’anima».

 

(di Stefania Falasca)

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Argomenti: Chiesa nel mondo
Tag: Algeria Angelo Becciu beati martiri Tibhirine
Fonte: Avvenire