L’ultima isola. Nella Cuba senza i Castro il privato «scalza» il comunismo
L’ultima isola. Nella Cuba senza i Castro il privato «scalza» il comunismo

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L’ajiaco è considerato il piatto nazionale cubano. È una zuppa a base di patate, banane, mais, manzo, pollo e carne secca, ma come accade in ogni ricetta popolare ciascuno ci mette tutti gli ingredienti che può. La nuova Costituzione che il Parlamento ha approvato qualche giorno fa sembra una perfetta allegoria di quella minestra in cui può starci di tutto. L’amalgama semantico che occhieggia nei 224 articoli ha qualcosa di gioiosamente vernacolare: scompare il comunismo come ultima meta – fino a ieri qualcosa di simile alla sharia, che i salafiti considerano la suprema istanza del diritto – essendo decaduto l’articolo 5 della Costituzione del 1976 che predicava «la costruzione del socialismo e l’avanzamento verso la società comunista», ma permane il socialismo come linea-guida e fondamento morale della nazione, anche se ora fa capolino la proprietà privata.

Così ha voluto l’hombre nuevo Miguel Díaz-Canel, il cinquantasettenne ingegnere che nell’aprile scorso ha formalmente preso il posto di Raúl Castro alla presidenza della Repubblica. Occasione in cui non mancò di proclamare la continuità con la Revolución, perché – scandì di fronte ai seicentocinque deputati dell’Asamblea Nacional del Poder Popular – «solo il Partito comunista può garantire la sicurezza e il benessere del popolo cubano». Il che già pone un piccolo ma imbarazzante problema: come faranno i piccoli pioneros, tutti quei bambini che prima delle lezioni scolastiche salutano la bandiera cantando: «Pioneros por el comunismo, seremos como el Che»?
Cambieranno lo slogan? Lo manterranno facendo finta di nulla? E il comunismo, poi, davvero basterà farlo scomparire dalla Costituzione? E che fine faranno lo statalismo socialista caro a Fidel e il capitalismo comunista di ispirazione vietnamita accanitamente perseguito da Raúl? Non per nulla l’ottantasettenne fratello del líder maximo rimarrà segretario del partito fino al 2021, quando compirà novant’anni, e anche l’occhiuta polizia che da sempre si occupa della sicurezza dello Stato e insieme della repressione dei dissidenti rimarrà saldamente in mano al clan dei Castro.

 

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Argomenti: Mappamondo
Tag: Castro Che Guevara Fidel
Fonte: Avvenire