Il Gay Pride a Pompei. Quando i diritti sono rivendicati per sé ma negati agli altri
Il Gay Pride a Pompei. Quando i diritti sono rivendicati per sé ma negati agli altri

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Era difficile pensare che il passaggio del Gay Pride a Pompei non allungasse la scia di polemiche alimentata al momento stesso dell’annuncio. Pensare al Santuario della Vergine del Rosario, uno dei luoghi simbolo non solo nel Mezzogiorno e in Italia, ma nel mondo, della fede semplice eppure profonda del popolo del Rosario, attraversato da cortei di altro tono, rappresentava di per sé un segno di forte inquietudine. Il termine più corrente, e che veniva subito alle mente, era quello di “provocazione”, pur considerando che la scelta del luogo è affare che riguarda organismi ed enti locali civili, e che certo neppure la Prelatura di Pompei avrebbe potuto opporsi allo svolgimento della manifestazione.

Fissato in calendario, il raduno regionale di Pompei si è riempito via via di un’attesa sempre crescente, con al centro l’elemento determinante di una sfida frontale, portata volutamente all’estremo e dalla quale, per gli organizzatori, si profilava la possibilità di poter trarre una qualche forma di significativo “riconoscimento”. L’intendimento era chiaro: “espugnare” Pompei, invadere un campo considerato ostile, ma proprio per questo esemplare per spingere a fondo una battaglia da esportare fin nel cuore, starei per dire nei “santuari”, dove la verifica dei valori si spinge oltre la soglia del politically correct o di una forma di neutrale accettazione.

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Tag: Gay Pride Pompei
Fonte: Avvenire