Caporalato. Commissari a «metà» per Castel Volturno, Manfredonia e San Ferdinando
Caporalato. Commissari a «metà» per Castel Volturno, Manfredonia e San Ferdinando

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Niente più commissari straordinari di governo per l’emergenza immigrazione e la lotta al caporalato e allo sfruttamento nei territori di Castel Volturno, Manfredonia e San Ferdinando. Stop a incarichi “specializzati” dopo appena un anno dalla legge che li prevedeva, il “decreto Sud” n.91 del 20 giugno 2017. Ora ad occuparsene saranno i prefetti di Caserta, Foggia e Reggio Calabria, anche loro nominati commissari ma solo per un anno. Un nuovo incarico che si somma a quelli già molto gravosi, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza pubblica, in territori fortemente condizionati dalla criminalità organizzata. Lo ha deciso il Governo con tre decreti del Presidente del Consiglio pubblicati sulla Gazzetta ufficiale dell’8 settembre. Si concretizza così il rischio di un depotenziamento che Avvenire aveva denunciato due mesi fa.

L’occasione era stata la promozione dei tre commissari: Francesco Antonio Cappetta, commissario a Castel Volturno, destinato alla guida della prefettura di Benevento; Iolanda Rolli, commissario per l’area del Foggiano, promossa prefetto di Macerata; Andrea Polichetti, commissario a San Ferdinando, incaricato come Direttore centrale dei Servizi demografici del Viminale. Ma nel comunicato del ministero dell’Interno, si annunciava che i tre sarebbero rimasti «anche nell’incarico di commissario straordinario». Un doppio incarico gravoso che però hanno svolto con impegno, così come nei mesi precedenti, con risultati positivi riconosciuti da enti locali, regioni, vescovi e mondo associativo impegnato sul fronte dell’immigrazione. Ma la situazione non poteva andare avanti così.

Il 21 agosto, come previsto dai decreti di nomina, gli incarichi sono scaduti. Le possibili vie erano la conferma dei tre “a mezzo servizio” o la nomina di tre nuovi commissari a servizio pieno. Il Governo ha scelto una terza strada, nominando commissari i tre prefetti del territorio, in pratica scegliendo nuovamente un “mezzo servizio”. E comunque sempre per solo un anno. Sicuramente si tratta di prefetti di prim’ordine: Raffaele Ruperto, Massimo Mariani e Michele di Bari sono uomini dello Stato con lunghe e importanti esperienze, che in zone difficilissime stanno avendo ottimi risultati. Ma certo non si potranno occupare solo della lotta al caporalato, della chiusura dei ghetti, dei progetti di accoglienza abitativa, della questione dei trasporti dei lavoratori migranti (emerse drammaticamente coi due incidenti nel Foggiano con 16 morti), della formazione professionale dei braccianti, di nuove forme di mercato del lavoro. Perché è questo che i tre commissari erano chiamati a fare applicando sia il decreto legge n.91 del 2014, il cosiddetto decreto “Campolibero”, sia le legge sul caporalato n.199 del 2016.

(di Antonio Maria Mira)

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Argomenti: Lavoro
Tag: caporalato Lavoro lavoro nero
Fonte: Avvenire