L’Italia e l’Europa ai tempi di Orban. Pombeni: “La teorizzazione delle scelte illiberali sta facendo proseliti”
L’Italia e l’Europa ai tempi di Orban. Pombeni: “La teorizzazione delle scelte illiberali sta facendo proseliti”

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La posta in gioco è il futuro dell’Europa con i suoi valori fondanti di democrazia e libertà. E in questo senso le elezioni continentali del prossimo maggio rappresenteranno un passaggio decisivo. Dopo il voto del Parlamento europeo sulla deriva illiberale del governo ungherese – e con lo sguardo anche alla politica interna – facciamo il punto con uno degli analisti italiani più autorevoli, Paolo Pombeni. Nella sua vasta attività scientifica, Pombeni è stato anche titolare degli insegnamenti di storia dei sistemi politici europei e storia dell’ordine internazionale presso la Scuola di scienze politiche dell’Università di Bologna.

Il Parlamento di Strasburgo chiede con che per l’Ungheria sia attivata la procedura prevista dall’articolo 7 del Trattato europeo, in cui si sanziona la violazione dei valori fondanti della Ue. E’ la prima volta che accade. Alla fine dello scorso anno, peraltro, era stata la Commissione europea ad avviare un’analoga procedura nei confronti della Polonia, che con l’Ungheria fa parte del cosiddetto gruppo di Visegrad. Ma il voto a larga maggioranza del Parlamento europeo, un organo eletto direttamente dai cittadini, attribuisce all’iniziativa un significato di portata notevolmente più ampia. Che cosa sta succedendo in Europa? Vengono messi in discussione addirittura i valori della democrazia?
Purtroppo il problema c’è. Intendiamoci, il Parlamento europeo non è nuovo a battaglie sui principi generali, altre volte si è espresso su questioni che potremmo definire ‘ideali’. Ma il caso dell’Ungheria aveva una caratteristica particolare: in nessun altro Paese dell’Unione (fatta eccezione in parte, forse, per la Polonia) era stata portata avanti in maniera così forte una vera e propria teorizzazione delle scelte illiberali compiute dal governo. E questa teorizzazione sta facendo proseliti. La stessa Italia è diventata un caso di discussione.

Resta il fatto che il voto del Parlamento europeo potrebbe restare un atto di buona volontà in quanto le decisioni concrete spettano ai capi di Stato e di governo e in quella sede la Polonia e gli altri Paesi del blocco di Visegrad potranno bloccare l’adozione di sanzioni. Anche se sarà difficile fare proprio finta di niente.

In questa prospettiva le elezioni europee del maggio 2019 avranno una rilevanza molto maggiore che in passato. Saranno una sorta di scelta di campo?
Non c’è dubbio che avranno un impatto ben diverso dalle elezioni precedenti e il voto del Parlamento europeo sull’Ungheria è uno dei segnali in questa direzione. Le questioni in campo sono di due tipi. Da un lato ci si confronterà su sovranismo, populismo, internazionalismo ecc. Ma questa rischia di essere la parte più evanescente se non si tiene conto dell’altra, che riguarda il rapporto dell’Unione europea con gli Stati membri, la portata del suo potere regolatore, in sostanza lo sviluppo del progetto europeo o il suo contrario, e chi avrà la guida dei processi in corso.

L’Italia è l’unico Paese del nucleo storico della Ue ad avere un governo espresso dalle forze che vengono definite “populiste”. Eppure tali forze si sono divise nel voto sull’Ungheria di Orban: il M5S ha votato a favore dell’avvio della procedura, la Lega si è schierata contro. Quando sarà il momento di votare sulle sanzioni, il presidente del Consiglio italiano come si comporterà?
Nella scelta del M5S a me pare di vedere una certa astuzia: si sono differenziati dalla Lega, ma sapendo bene che a far saltare le sanzioni ci penserà qualcun altro. Credo che assisteremo al solito copione di questi mesi.


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Argomenti: Politica/Interni