Sui passi di don Puglisi. Il Papa: «Chi crede in Dio non può essere mafioso»
Sui passi di don Puglisi. Il Papa: «Chi crede in Dio non può essere mafioso»

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Nel 1993 Giovanni Paolo II lanciava da Agrigento il suo grido “scaturito dal cuore” ai mafiosi: «Convertitevi». Venticinque anni dopo, sempre dalla Sicilia, ma stavolta da Palermo papa Francesco riprende quelle parole. E scandisce: «Ai mafiosi dico: cambiate!». Francesco è il Papa della misericordia e quindi li chiama «fratelli e sorelle», vocaboli aggiunti a braccio. E fra gli applausi incalza gli affiliati: «Smettete di pensare a voi stessi e ai vostri soldi, convertitevi al vero Dio di Gesù Cristo. Altrimenti la vostra vita andrà persa». Il suo monito risuona al Foro Italico, il lungomare di Palermo che accoglie più di 100mila pellegrini per la Messa che Francesco celebra nella seconda metà della mattina in occasione del 25° anniversario della morte di padre Pino Puglisi, il primo martire della mafia dichiarato beato dalla Chiesa. Perché proprio il 15 settembre 1993 il “sacerdote di strada” veniva ucciso nel suo quartiere d’origine, Brancaccio, il “fortino” di Cosa Nostra dove Puglisi aveva tradotto il Vangelo in promozione umana e riscatto sociale.

(IL TESTO DELL’OMELIA)

La lezione di don Puglisi fa da spunto a papa Francesco per riaffermare con espressioni durissime la netta incompatibilità fra Vangelo e cosche, come aveva fatto anche Benedetto XVI nella sua visita a Palermo nell’ottobre 2010. «Non si può credere in Dio ed essere mafiosi», sottolinea Bergoglio ancora una volta applaudito dagli 80mila pellegrini. E precisa: «Chi è mafioso non vive da cristiano perché bestemmia con la vita il nome di Dio». Da qui l’energico richiamo: «Oggi abbiamo bisogno di uomini di amore, non di uomini di onore; di servizio, non di sopraffazione». Un messaggio che è come un prolungamento di quella «scomunica» ai mafiosi
lanciata da Francesco in Calabria, a Sibari, nel giugno 2014.

Sull’altare, in un angolo, una reliquia del beato. E la lezione di don Puglisi dà lo spinto a papa Francesco per riaffermare con espressioni durissime la netta incompatibilità fra Vangelo e affiliazione criminale. «Non si può credere in Dio ed essere mafiosi», afferma ancora una volta applaudito dai 100mila pellegrini. E precisa: «Chi è mafioso non vive da cristiano perché bestemmia con la vita il nome di Dio». Da qui l’energico richiamo: «Oggi abbiamo bisogno di uomini di amore, non di uomini di onore; di servizio, non di sopraffazione». Espressioni che sono come un prolungamento di quella «scomunica» ai mafiosi lanciata da Francesco in Calabria, a Sibari, nel giugno 2014.

A Palermo Bergoglio parla anche in siciliano. E si affida al vocabolo dialettale “piccioli” per condannare la ricerca forsennata di «soldi», «potere» e «piacere» attraverso cui «il diavolo ha le porte aperte», dice. Riferimento indiretto allo stile della malavita, insieme con l’invito a difendere «sempre la vita» e alla frase: «Non si può credere in Dio e odiare i fratelli». Con lo sguardo il Papa si ferma più volte sull’azzurro del mar Tirreno accanto a cui si trova l’altare. In un angolo la reliquia di padre Puglisi che definisce «povero fra i poveri della sua terra». Lui, sottolinea il Pontefice, non «viveva di appelli anti-mafia, ma seminava bene, tanto bene». Come a rimarcare: non bastano i discorsi per sconfiggere la mentalità criminale fondata sulla «logica del portafoglio», del «dio-denaro», sottolinea.

Nella sua riflessione il Papa ricorda il «sorriso» di Puglisi che toccò il cuore anche di uno dei suoi sicari. «Abbiamo bisogno di tanti preti del sorriso, di cristiani del sorriso» perché, aggiunge il Pontefice, «credono nell’amore e vivono per servire». E a Palermo Bergoglio indica qual è l’«unico populismo cristiano»: «sentire e servire il popolo senza gridare, senza accusare e suscitare contese». Parole che possono essere lettere anche come una risposta implicita al caso Viganò che ha scosso la Chiesa. E rivolgendosi a ciascun cristiano esorta: «Non aspettare che la Chiesa faccia qualcosa per te, comincia tu. Non aspettare la società, inizia tu». Appello a vincere la rassegnazione che talvolta imprigiona il Mezzogiorno.

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Argomenti: Chiesa in Italia
Tag: don Pino Puglisi padre Puglisi Palermo Papa Francesco
Fonte: Avvenire