Parigi. Addio a Paul Virilio. Intuì che tecnica e velocità avrebbero distrutto l’umano
Parigi. Addio a Paul Virilio. Intuì che tecnica e velocità avrebbero distrutto l’umano

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È scomparso a Parigi Paul Virilio. Aveva 86 anni. L’urbanista e filosofo autodidatta, figlio di un comunista italiano emigrato in Francia e di una cattolica bretone, è deceduto martedì 10 settembre ma la notizia, secondo le sue stesse volontà, è stata rivelata solo dopo le esequie avvenute in forma privata ieri.

Dopo una prima formazione da maestro vetraio all’École des métiers d’art a Parigi, Virilio comincia a studiare architettura e a seguire alla Sorbona i corsi di Vladimir Jankélévitch e Raymond Aron. Negli stessi anni frequenta Henri Matisse e George Braque e poco dopo, nel 1950, si converte al cattolicesimo. «Non posso immaginare la mia vita, il mio lavoro, senza la mia conversione a Cristo, all’età di 18 anni – dichiara in un’intervista al quotidiano cattolico francese “La Croix” nel 2009 -. Questa è l’essenza della mia vita. Ciò che traggo dal cristianesimo è la grandezza della speranza».

Nel 1963 fonda con Claude Parent (con il quale firma la chiesa di Sainte-Bernadette du Banlay a Nevers) il movimento “Architecture Principe” che inaugura la tendenza dell’architettura obliqua, pronta a rompere la tradizione dell’angolo retto di matrice razionalista per introdurre il movimento nell’architettura e moltiplicare le possibilità d’uso dello spazio. Benché docente all’École spéciale d’architecture sarà la suafrequentazione di Eric Rohmer, di Gilles Deleuze, di Félix Guattari, di Jean Baudrillard, di Ivan Illich a ispirare numerosi saggi visionari dedicati all’intreccio tra tecnica e velocità, dal cui incontro è nata la dromosfera che mette a repentaglio l’integrità dell’uomo.

“Dopo i clamorosi fallimenti dei totalitarismi militari, politici, ideologici, nazionalisti… del diciannovesimo e del ventesimo secolo,
che sfruttavano fino in fondo la fusione/confusione mistica dei corpi di ciascuno con quella, smisurata e superpotente, di un corpo collettivo che vive e pensa al loro posto, l’incompiutezza individuale dipende ormai dai simulatori di prossimità (tv, web, portatili…), tanto performativi quanto i simulatori di tiro, di volo o di comportamento, che sfruttano stavolta l’impostura dell’immediatezza” scriveva Paul Virilio nel 2002 in L’incidente del futuro.

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Argomenti: Cultura
Tag: Paul Virilio
Fonte: Avvenire