Il ricordo. Addio al prete scrittore Pronzato: spiegò il Vangelo a Fidel
Il ricordo. Addio al prete scrittore Pronzato: spiegò il Vangelo a Fidel

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Aveva tre sogni don Alessandro Pronzato, prete scrittore tra i più letti del Novecento, scomparso oggi a 86 anni. Avrebbe voluto inserire l’umorismo tra le virtù indispensabili per diventare santi; stringere la mano a papa Francesco e parlare alla Madonna.

Si può dire che abbia realizzato i suoi obiettivi. Nei 135 libri scritti dal ’65 a oggi – prese in mano la penna a 32 anni quasi per caso – ha cucito e ricucito tante volte insieme le parole Vangelo e sorriso, e l’ha fatto in modo tanto convincente, che oggi sembra quasi impossibile pretendere di escludere la via del buonumore tra quelle che portano a Dio. Quando prima o poi capiterà, perché capiterà, che in qualche positio – il librone dove si raccontano vita e virtù dei candidati alla gloria dell’altare – verranno ricordati anche ironia e buonumore del futuro aureolato, sapremo chi ringraziare.

E da lassù don Sandro, così era chiamato da tutti gli amici, racconterà quella barzelletta in cui ci sono i santi che raccontano le barzellette. Quale? Ma naturalmente quella che inventerà sui due piedi, con quella freschezza e quella spontaneità grazie a cui i personaggi più insoliti gli scorrevano lungo la penna e prendevano sostanza sulla carta con esiti sorprendenti. Faceva parlare di Vangelo magi derubati, scribi ignoranti, pescatori caduti nella rete, persino i pannolini di Gesù Bambino. Le sue pagine non di rado disorientavano e facevano discutere.

Fu così anche per il suo libro più noto, quei Vangeli scomodi pubblicati nel ’65 che ebbero oltre trenta tra edizioni e ristampe, e una ventina di traduzioni in varie lingue, dallo spagnolo al giapponese. All’inizio le critiche lo amareggiavano, ne parlò con Paolo VI, durante un’udienza privata, e il pontefice lo incoraggiò: «Vada avanti, non badi ai parrucconi, continui a scrivere come sta facendo. È così che bisogna scrivere oggi». E non fu il solo Papa che ebbe parole di stima per il suo lavoro.

Giovanni Paolo II lo ringraziò personalmente più volte per il suo apostolato della penna. Incontrò in alcune occasioni anche papa Benedetto, ma è con papa Francesco che si è creato, seppure a distanza e all’insaputa di don Sandro, il sodalizio spirituale più tenace. Quando ancora era arcivescovo di Buenos Aires, Bergoglio leggeva in spagnolo i libri di don Pronzato, soprattutto i commenti ai Vangelo che poi utilizzava come spunti per le omelie. Quelle trovate graffianti che don Sandro toglieva dal profondo dell’anima, mentre vegliava nel cuore della notte – tutte le mattine alle 4 era in piedi per scrivere – e purificava con il suo lessico, apparentemente semplice, che nasceva invece da una stratificazione rimeditata di apologetica, di spiritualità, di detti dei padri della Chiesa: «Col sì del mattino ti accetti l’imprevisto, sei d’accordo con ciò che non conosci, concedi libertà d’azione al Dio sorprendente, ti dichiari disponibile a seguire le traiettorie impensate e impensabili dello Spirito». E ancora: «Finché non preghi, chiunque può affondare le unghie dentro di te e strapparti i valori più preziosi. Anzi, ti trovi perfino bene. Nella tua pelle svuotata di contenuto. Prova a metterti davanti a Lui. Sentirai gli strappi. Ogni movimento ti caverà fuori urti laceranti».

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Argomenti: Chiesa in Italia
Tag: Alessandro Pronzato
Fonte: Avvenire