Che mondo sarà nel 2019? Dieci domande e risposte per capire dove stiamo andando
Che mondo sarà nel 2019? Dieci domande e risposte per capire dove stiamo andando

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Che mondo ci aspetta nel 2019? Quali crisi affliggeranno il pianeta, quante guerre economiche si combatteranno, dove verranno schierati gli eserciti? E chi tirerà i fili della politica? A tentare di rispondere è un dossier dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), che in dieci domande ha immaginato il “Mondo che verrà” attraverso voci autorevoli dall’Italia e dall’estero.

È la fine dell’Europa? Nell’Unione di oggi tre sono gli obiettivi fondamentali che secondo Romano Prodi, già presidente della Commissione europea, possono dare un futuro al Vecchio Continente: “Il primo è il completamento della politica monetaria con regole comuni per una progressiva armonizzazione delle politiche di bilancio”; quindi la costituzione dell’esercito europeo, “la cui necessità è resa più evidente dalla richiesta americana affinché l’Europa provveda sostanziosamente alla propria difesa”; infine, “una politica industriale e dell’ambiente volta all’innovazione e alla creazione di imprese europee capaci di essere protagoniste anche nei settori ora dominati da americani e cinesi”.

La crisi economica è alle spalle? Per Francesco Daveri, Università Bocconi e Ispi senior advisor, “l’economia mondiale evidenzia un andamento piuttosto solido che rende improbabile il rischio di una recessione mondiale nel 2019”. Tuttavia bisogna prestare attenzione ad alcuni campanelli d’allarme. A preoccupare gli investitori, infatti, c’è una recessione che “potrebbe essere inflitta proprio dalle banche centrali” perché gli interventi straordinari di sostegno alle banche “hanno perso la principale ragione di essere e sono dunque in via di smantellamento”. Inoltre, c’è il “rischio del protezionismo” dovuto alla presidenza di Donald Trump che “sta consolidando un nuovo scenario mondiale in cui l’interazione tra le grandi potenze non è più dettata dalle regole dell’ordine economico liberale sancite negli ultimi decenni”.

Sarà tregua tra Usa e Cina? “Lo scontro commerciale è semplicemente un segnale di problemi più profondi. Per poterli affrontare saranno necessari profondi riallineamenti e trasformazioni sia da parte cinese, sia da parte statunitense, e probabilmente da parte di entrambe. Non sarà facile, soprattutto considerate le loro enormi differenze filosofiche e culturali. C’è solo da sperare che ci si riesca, per via dell’importanza delle relazioni Washington e Pechino”. È l’auspicio di Kerry Brown, del King’s College London e Chatham House: “Il 2019 vedrà probabilmente un’intensificazione dello scontro commerciale, a meno che la Cina non decida di scendere a compromessi e aprire i suoi settori più protetti, dalle telecomunicazioni alla finanza e alla tecnologia”.

Al via il riarmo nucleare? “Si assiste oggi all’introduzione di sistemi missilistici e di ordigni nucleari sempre più sofisticati che consentono di colpire con crescente precisione e rapidità gli obiettivi sia militari che civili. Ciò può ridurre i cosiddetti ‘danni collaterali’ del loro impiego ma fa aumentare al tempo stesso la probabilità di tale impiego”. Lo spiega Carlo Trezza, ambasciatore, che ricorda come nonostante si sia passati da 60mila a circa 15mila ordigni atomici nel mondo,

“la tecnologia della difesa anti missilistica, sinora appannaggio esclusivo degli americani, si sta diffondendo ad altri paesi dando origine ad una nuova dispendiosa rincorsa senza fine.

Tutto ciò allontana, anziché avvicinare, l’obiettivo di un mondo privo di armi nucleari preconizzato dal Presidente Obama dieci anni fa e recepito allora pienamente dalla comunità internazionale”.

La rivolta delle masse? “I governi in carica saranno soggetti a una maggiore volatilità politica, a proteste e violenze, poiché i partiti e i parlamenti non riescono a cogliere i segnali della società, ad aggregarli, a mediare con il governo e arrivare a risultati politici adeguati. Potrebbero emergere due opzioni:

l’adozione di politiche di controllo e regole autoritarie o l’individuazione di nuovi strumenti istituzionali in grado di incanalare le frustrazioni e la rabbia di una parte della società”.

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Argomenti: Mappamondo
Tag: Geopolitica Ispi
Fonte: SIR