Rapporto Oxfam. Si aggravano le diseguaglianze, nel mondo i ricchi sempre più ricchi
Rapporto Oxfam. Si aggravano le diseguaglianze, nel mondo i ricchi sempre più ricchi

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La ruota della ricchezza continua a girare a senso unico. Maledettamente. Succede così che, in un pianeta sempre disuguale, e anche per questo sempre più segnato dal fenomeno delle migrazioni, il taglio di servizi essenziali come sanità e istruzione genera costi altissimi: 262 milioni di bambini non possono andare a scuola e 10mila persone al giorno muoiono perché non hanno accesso alle cure. Basterebbe una tassazione anche minima – lo 0,5% in più di oggi – sull’1% dei “Paperoni” del globo per evitare tutto ciò. E la ricaduta sarebbe enorme: ricerche stimano che, se si insegnasse a tutti i bambini del mondo a saper leggere (in modo “basico”), almeno 171 milioni di persone uscirebbero dalla povertà estrema.

Come ogni anno, alla vigilia del “conclave” finanziario di Davos, in Svizzera, che riunisce dal 22 gennaio l’Olimpo del business mondiale, arrivano i numeri dell’ong britannica Oxfam, una delle più autorevoli, a squarciare il velo su quello che tutti sanno ma che spesso si tace: le fratture nella distribuzione del reddito fra ricchi e poveri.

Il solco si è allargato: le fortune dei super-ricchi sono aumentate del 12% lo scorso anno, al ritmo di 2,5 miliardi di dollari al giorno, mentre 3,8 miliardi di persone (che la metà più povera dell’umanità) hanno visto decrescere quel che avevano dell’11%. Sono dati che suonano sempre come schiaffi: l’uomo più ricco in assoluto, Jeff Bezos, il gran capo di Amazon, a marzo 2018 aveva un patrimonio netto stimato in 112 miliardi di dollari, quando appena l’1% di questa somma corrisponde all’intera spesa sanitaria dei 105 milioni di etiopi.

Insiste molto, quest’anno, sul tema della tassazione il rapporto di Oxfam, che apre un focus inquietante anche sulla nostra Italia che sta vedendo partire il reddito di cittadinanza. Siamo comunque inseriti in modo integrante in questo panorama mondiale, anzi i numeri provano che nel 2018 i contrasti si sono aggravati: il 20% più ricco degli italiani detiene (a metà 2018) il 72% della ricchezza nazionale contro il 66% di un anno prima, mentre il 60% più povero deve accontentarsi appena del 12,4%, ancora meno del 14,8% di 12 mesi prima. E i primi 21 miliardari italiani (secondo la rivista Forbes) avevano gli stessi beni del 20% più povero della popolazione.

Una concentrazione di enormi fortune nelle mani di pochi, che evidenzia l’insostenibilità del sistema economico. La Ong denuncia l’aggravarsi del quadro: se la quota della ricchezza globale nelle mani dell’1% più ricco è in crescita dal 2011, una tendenza opposta caratterizza la povertà estrema. Dopo un drastico calo, tra il 1990 e il 2013, del numero di persone che vivono con meno di 1,90 dollari al giorno, ad allarmare è il meno 40% segnato dal tasso annuo di riduzione della povertà estrema tra 2013 e 2015 (ancor più accentuatosi nell’ultimo triennio), una maggiore povertà che – va da sé – colpisce in primis l’Africa subsahariana. Sono stime della Banca Mondiale, che ha di recente rivisto a 3,20 e 5,50 dollari al giorno le soglie di povertà rispettivamente per gli stati a medio-basso e a medio-alto reddito.

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Argomenti: Mappamondo
Tag: Oxfam povertà
Fonte: Avvenire