Il Papa al corpo diplomatico: la via del dialogo oltre populismi e nazionalismi
Il Papa al corpo diplomatico: la via del dialogo oltre populismi e nazionalismi

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È tempo di reimpiantare una «diplomazia multilaterale, mediante la quale gli Stati tentano di sottrarre le relazioni reciproche alla logica della sopraffazione che conduce alla guerra». È questo in estrema sintesi il messaggio che il Papa ha rivolto oggi all’annuale incontro con i rappresentanti del Corpo diplomatico presso la Santa Sede. Sulla griglia del memorabile Discorso alle Nazioni Unite del 1965 di san Paolo VI, il Papa ha pertanto messo a fuoco quattro tratti essenziali che sono d’interesse vitale per una moderna diplomazia multilaterale, che è del resto caratterizzante dell’approccio realistico alle questioni perseguito dalla tradizione diplomatica della Santa Sede. Ricordando il centenario della Società delle Nazioni, istituita con il trattato di Versailles del 28 giugno 1919 – organizzazione che oggi non esiste più ma che ha aperto una strada, poi percorsa con con l’istituzione nel 1945 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite – papa Francesco ha indicato questa strada, che seppure minata dalle difficoltà, resta «pur sempre un’innegabile opportunità per le Nazioni di incontrarsi e di ricercare soluzioni comuni». A fronte «del riemergere di tendenze nazionalistiche, che minano la vocazione delle Organizzazioni internazionali ad essere spazio di dialogo e di incontro per tutti i Paesi». A fronte delle «propensioni populistiche e nazionalistiche» che come allora prevalsero sull’azione della Società delle Nazioni e che oggi riappaiono come pulsioni che progressivamente indeboliscono il sistema multilaterale, «con l’esito di una generale mancanza di fiducia, di una crisi di credibilità della politica internazionale e di una progressiva marginalizzazione dei membri più vulnerabili della famiglia delle nazioni».

Per il Papa e la Santa Sede «premessa indispensabile del successo della diplomazia multilaterale sono la buona volontà e una buona fede degli interlocutori, la disponibilità a un confronto leale e sincero e la volontà di accettare gli inevitabili compromessi che nascono dal confronto tra le parti». Se anche uno solo di questi elementi viene a mancare, «prevale la ricerca di soluzioni unilaterali e, in ultima istanza, la sopraffazione del più forte sul più debole. La Società delle Nazioni – riprende papa Francesco – entrò in crisi proprio per questi motivi e, purtroppo, si nota che i medesimi atteggiamenti anche oggi stanno insidiando 1a tenuta delle principali organizzazioni internazionali».

Prima di entrare nel merito delle questioni Francesco ha voluto però spiegare cosa spinge il Papa – e dunque la Santa Sede – a preoccuparsi dell’intera famiglia umana e delle sue necessità anche d’ordine materiale e sociale senza tuttavia ingerire nella vita degli Stati: «È l’obbedienza alla missione spirituale, che sgorga dall’imperativo che il Signore Gesù ha rivolto all’apostolo Pietro: “Pasci i miei agnelli” (Gv 21,15)», perciò è così che ambisce «ad essere un ascoltatore attento e sensibile alle problematiche che interessano l’umanità, con il sincero e umile desiderio di porsi al servizio del bene di ogni essere umano». «È questa premura – ribadisce il Papa – che spinge la Chiesa in ogni luogo ad adoperarsi per favorire l’edificazione di società pacifiche e riconciliate».

E in questa prospettiva di premurosa sollecitudine è da intendere ad esempio il consolidamento delle relazioni tra la Santa Sede e il Vietnam, in vista della nomina, nel prossimo futuro, di un Rappresentante pontificio residente, così come la firma dell’Accordo provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese sulla nomina dei Vescovi in Cina, avvenuta il 22 settembre scorso. Un accordo che è «frutto di un lungo e ponderato dialogo istituzionale, mediante il quale si è giunti a fissare alcuni elementi stabili di collaborazione tra 1a Sede apostolica e le Autorità civili». Ricordando il segno visibile di ciò è stata anche la partecipazione di due vescovi dalla Cina continentale al recente Sinodo dedicato ai giovani il Papa auspica perciò che «il prosieguo dei contatti sull’applicazione dell’Accordo provvisorio siglato contribuisca a risolvere le questioni aperte e ad assicurare quegli spazi necessari per un effettivo godimento della libertà religiosa».

(di Stefania Falasca)

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Argomenti: Santa Sede
Tag: Corpo diplomatico Papa Francesco
Fonte: Avvenire