Accoglienza. Vite dimenticate e finite nel limbo. Ora serve una risposta dello Stato
Accoglienza. Vite dimenticate e finite nel limbo. Ora serve una risposta dello Stato

Condividi:

Si vive nel limbo perché nel limbo si finisce. Non per scelta, ma per legge. È il destino di migliaia di migranti nel nostro Paese, quello che abbiamo raccontato tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, a cavallo di due diverse stagioni politiche. Storie che hanno in comune da un lato l’assoluta precarietà dei loro protagonisti, chiamati a vivere “più vite” in una vita sola, e dall’altro la testimonianza operosa e silenziosa di tanti educatori, psicologi, medici e volontari che li hanno incontrati nel loro peregrinare.

Il bilancio del nostro viaggio non può che partire da questa constatazione: più è profondo il travaglio del migrante finito nel girone degli “invisibili”, più si allarga il bisogno di solidarietà nascosto nelle comunità. Erano tre gli aspetti che volevamo decifrare in questo percorso di svelamento: quanto pesasse, nelle storie di queste persone, l’abolizione della protezione umanitaria decisa un anno fa; quanto si fosse ristretto il perimetro dell’accoglienza dopo il ridimensionamento degli Sprar; chi e in che modo potesse rispondere alla presenza dei migranti irregolari. Ci siamo imbattuti, in questo modo, in vicende sorprendenti che dimostrano quanto poco buon senso ci sia stato in alcune scelte legislative e quanto invece sia fondamentale la supplenza esercitata dal tanto vituperato Terzo settore.

Continua a leggere

Argomenti: Migranti
Tag: accoglienza migranti
Fonte: Avvenire