Dire Amazzonia e “vederla” per costruire un giusto futuro
Dire Amazzonia e “vederla” per costruire un giusto futuro
di Francesco Gesualdi

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Dici Amazzonia e pensi a una grande distesa di vegetazione custode di una varietà infinita di alberi, fiori, funghi, pesci, anfibi, mammiferi. E così è. Più grande di tutti gli Stati dell’Unione Europea messi insieme, l’Amazzonia ospita il 34% di tutte le foreste primarie del pianeta. Un unico bioma, ossia un unico sistema vivente, che ospita dal 30 al 40% di tutta la flora e la fauna terrestre. Con funzioni vitali per l’intero pianeta non solo per l’anidride carbonica che assorbe e per l’ossigeno che fornisce, ma anche per il contributo che la sua biodiversità dà alla nostra salute. Farmaci utili alla cura di malaria, glaucoma, leucemia e molte altre malattie, usano principi attivi provenienti dalla foresta amazzonica.

Ciò che invece tendiamo a dimenticare è che l’Amazzonia è anche casa di molte persone. E più che pensare a chi vive negli insediamenti urbani sorti lungo i fiumi che attraversano l’Amazzonia (circa 30 milioni di persone), il pensiero dovrebbe andare alle popolazioni ancestrali che a stento sono sopravvissute all’avanzata della colonizzazione moderna. Si stima che prima dell’arrivo degli europei, l’Amazzonia ospitasse da 6 a 12 milioni di indigeni. Molti di loro morirono al primo contatto con gli invasori, incapaci di difendersi dalle ma-lattie portate dai nuovi venuti. Altri invece finirono in schiavitù. Altri ancora si esiliarono nelle città avendo perso qualsiasi controllo sul proprio territorio.

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Argomenti: Ambiente
Tag: Amazzonia Ambiente biodiversità clima sostenibilità
Fonte: Avvenire