Berlino. Il Club Italia nel nome di don Luigi, l’angelo dei deportati
Berlino. Il Club Italia nel nome di don Luigi, l’angelo dei deportati

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Il calcio d’inizio di questa incredibile storia tricolore nel cuore di Berlino lo diede un sacerdote impavido: don Luigi Fraccari. Fu lui nel 1963 a scrivere il primo capitolo della favola del Club Italia, la società che da allora diventò punto di riferimento non solo sportivo per i nostri emigrati nella capitale tedesca. A trent’anni dalla caduta del Muro si gioca ancora nel nome del prete veronese (1909-2000) visto che il suo sodalizio calcistico oggi, dopo alterne fortune, è stato rifondato e riportato allo spirito delle origini. Tutto cominciò quando il 34enne don Fraccari partì volontario per la Germania dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943: colpito dal rastrellamento dei militari italiani, spediti nei lager dai nazisti, il prete veronese non esitò ad espatriare per andare a condividere le sofferenze dei nostri soldati. Si trovò subito alle prese con una situazione spaventosa: oltre ai circa 120mila italiani che già lavoravano in terra tedesca, si aggiungevano ora gli oltre 600mila (di cui circa 38 mila a Berlino) soldati rastrellati dalle SS in Italia. Ma si rimboccò le maniche e portò assistenza e conforto agli internati nei vari campi di prigionia.

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Argomenti: Sport
Tag: Berlino memoria nazismo prete Seconda guerra mondiale storia
Fonte: Avvenire