Torino. L’eremo nelle celle dei terroristi: «Il silenzio strada per la misericordia»
Torino. L’eremo nelle celle dei terroristi: «Il silenzio strada per la misericordia»

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Non un eremitaggio depotenziato, un “vorrei ma non posso” costruito sull’imitazione dei padri del deserto, ma una risposta concreta alle esigenze di persone, di laici che vivono nel mondo e vogliono fare esperienza di silenzio e di preghiera. Qualcosa di nuovo, di originale, di adatto alle nostre città. Nasce da qui l’idea che ha condotto Juri Nervo, nel 2009 a fondare a Torino “L’eremo del silenzio” il cui motto è: «Stare davanti a Dio per stare meglio davanti agli uomini». Le parole chiave sono silenzio, deserto, preghiera, accoglienza, perdono. «Deserto – scrive Juri nella Regola che si è dato nel 2016 – è la ricerca del Padre nel silenzio». E non è una fuga dalla realtà perché, aggiunge, «Non è fuggendo che trovo il padre più facilmente, ma è cambiando il mio cuore che vedrò le cose diversamente. Il deserto nella città è possibile solo a questo patto: vedere le cose con un occhio nuovo, toccarle con uno spirito nuovo, amarle con un cuore nuovo… perché la realtà è il vero veicolo sul quale il Padre cammina verso di me».
La Regola di Juri la si può trovare nel libro che lui stesso ha scritto con Ilaria Nava: L’eremo del silenzio. Cercare la pace dentro il rumore della città (San Paolo, pagine 153, euro 15). Lui ha 43 anni ed è sposato con Luciana, insegnante di religione. Lo abbiamo incontrato a Torino, nell’ala femminile dell’ex carcere Le Nuove, oggi diventato Museo. L’Eremo sorge nelle celle edificate per la detenzione delle terroriste rosse. Sono adiacenti alla torretta del muro di cinta sotto la quale il 15 dicembre 1978 un commando assassinò i poliziotti Salvatore Lanza e Salvatore Porceddu. Oggi, all’ingresso dell’eremo, una piccola tavola alla parete ricorda che la bellezza e il silenzio sono fragili e vanno custoditi e condivisi nella preghiera.

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Argomenti: Storie
Tag: carcere preghiera silenzio Torino
Fonte: Avvenire