La ‘ndrangheta uccide il diritto all’infanzia. Di Bella: “Il riscatto è possibile”
La ‘ndrangheta uccide il diritto all’infanzia. Di Bella: “Il riscatto è possibile”

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Hanno a malapena 10 anni e già iniziano a maneggiare armi, pulirle e trasportarle; vengono portati nei macelli a vedere come si squarta un animale; assistono al taglio delle dosi di droga, a perquisizioni e arresti e imparano il disprezzo nei confronti delle Forze dell’ordine. E’ un vero e proprio addestramento al crimine quello effettuato dai clan mafiosi sui minori per arruolarli fin da giovanissimi. Lo sa bene Roberto Di Bella, presidente del Tribunale dei minori di Reggio Calabria che negli ultimi anni ha emesso 60 provvedimenti di allontanamento di oltre 70 ragazzi dalle famiglie di ‘ndrangheta. Ma non solo: il giudice aiuta anche le donne che ne facciano richiesta a fuggire con i propri bambini dai contesti mafiosi per iniziare una nuova vita lontano dai territori d’origine ed essere “liberi di scegliere” il proprio futuro: 25 i nuclei ad oggi “messi in salvo”, ma altrettanti sono in attesa. Un diritto di scelta “da garantire ad ogni fanciullo”, osserva Di Bella che incontriamo nell’odierna Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, in cui ricorre il 30° anniversario dell’omonima Convenzione approvata dall’Assemblea generale dell’Onu il 20 novembre 1989, e a pochi giorni dalla firma, il 5 novembre a Roma presso il ministero dell’Istruzione (Miur), del protocollo d’intesa “Liberi di scegliere” che ha l’obiettivo di offrire una rete di supporto educativo, psicologico, scolastico, economico e lavorativo ai nuclei familiari che decidono di dissociarsi dalle logiche ‘ndranghetiste.

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Argomenti: Minori
Tag: 'ndrangheta Calabria infanzia e adolescenza minori
Fonte: SIR