La casa che spezza le catene delle donne-schiave etiopi
La casa che spezza le catene delle donne-schiave etiopi

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La speranza di cambiamento della loro vita e dell’intera Etiopia inizia in una casa di periferia, un’oasi di fronte alla vecchia residenza delle suore comboniane alla periferia di Addis Abeba. È una mattina fresca e luminosa di autunno, le piogge violente non hanno colpito la capitale etiopica, ma stanno flagellando l’Africa orientale devastando campi e coltivazioni. I cambiamenti climatici e le violenze etniche mettono in movimento milioni di persone in questo gigante africano la cui economia sta crescendo in doppia cifra, ma le disuguaglianze impediscono la crescita. Inoltre le tensioni etniche che lacerano il Paese rallentano le riforme del premier Abiy Ahmed, Nobel per la pace, che ha urgenza di combattere la miseria che tocca un terzo della popolazione. Perché in primavera si vota e se Abiy perde, davanti al Paese rischia di aprirsi il baratro.

E quello del reinserimento delle donne, tutte mamme di bambini in tenera età, è uno dei problemi ai primi posti nell’agenda del governo che chiede progetti. «Quando si parla di emigrazione – afferma Mesahe Mariouno dei responsabili di Caritas Etiopia che segue il progetto sostenuto anche dal cardinale di Addis Abeba Berhaneyesus Souraphiel – in Europa pensate solo a quella diretta al Nord dimenticando che una delle nostre piaghe è lo sfruttamento delle lavoratrici domestiche, sia regolari che irregolari, dirette da almeno 20 anni verso i Paesi del Golfo e il Medio Oriente».

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Argomenti: Mappamondo
Tag: Caritas donne Etiopia Lavoro
Fonte: Avvenire