Calabria. Diocesi e Caritas per un’economia più giusta che dia un futuro ai giovani
Calabria. Diocesi e Caritas per un’economia più giusta che dia un futuro ai giovani

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Il peperoncino coltivato a Scalea da detenuti in messa alla prova. Il miele e le erbe officinali prodotte a Vibo Valentia nel nome dello Spirito Santo. La serigrafia nata a Reggio Calabria nel quartiere Riparo, feudo del potente clan ndranghetista dei Libri. Il centro di accoglienza per i più poveri che a Sibari porta il nome di padre Lazzaro Longobardi, prete degli ultimi, ucciso cinque anni fa. L’albergo a servizio del santuario “Madonna delle Grazie” a Torre di Ruggiero, terra difficile, le Serre, percorsa dalla violenza della “mafia dei boschi”. Sono le cinque cooperative “opere segno”, frutto del progetto “Costruire speranza. L’agire pastorale delle chiese di Calabria: buone pratiche di giustizia e legalità” promosso dalle 12 Caritas diocesane, i cui risultati sono stati presentati a Lamezia Terme. Un percorso progettuale sperimentale e innovativo, a livello italiano e regionale, che per la prima volta ha coinvolto tutte le diocesi calabresi, che hanno collaborato insieme con azioni di formazione, animazione, sensibilizzazione, percorsi di condivisione e concrete opportunità di confronto. A tenere le fila del progetto regionale la cabina di regia che si è occupata della fase di animazione, formazione e dell’incentivare e sostenere le “opere segno” delle singole diocesi.

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Argomenti: Economia
Tag: Calabria Caritas Economia Lavoro
Fonte: Avvenire