Hong Kong, laboratorio della Cina che verrà?
Hong Kong, laboratorio della Cina che verrà?

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Fu proprio Karl Marx ad intuire nei suoi Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica del 1857 il migliore scenario “hongkonghista”. Qualcuno potrà meravigliarsi. Per capire quello che si sta giocando in questi incredibili periodi nella grande metropoli asiatica – alcuni osservatori hanno parlato di “mesi sessantottini” – è necessario riflettere sui punti alti dello sviluppo dell’attuale processo di globalizzazione economica e finanziaria. Emergono radicali punti di fratture sociali non integrabili semplicisticamente. Anzi. Cosa intendiamo per punti alti dello sviluppo? In che rapporto sta questa nuova forma di metropoli ultratecnologica col problema centrale dei Lineamenti della dialettica lavoro astratto-valorizzazione del salario?

Come sappiamo anche il concetto di lavoro, in questi ultimi trent’anni, ha mutato completamente forma. Oramai non si tratta di determinare una quantità definita di lavoro semplice che il salario “misura”, ma di una determinata combinazione sociale del lavoro vivo e super automatizzato del processo di valorizzazione dello stesso lavoratore. Ad un certo punto di questi complicati processi di mutamenti tecnologici, non possono più essere misurati: il valore del lavoro è oramai senza controllo. Poiché lo sviluppo delle forze produttive è incrementale: più c’è crescita, più l’incremento diviene geometrico e tutti noi partecipiamo ad una accelerazione mai vista. La genialità porta a quello che possiamo chiamare “cervello sociale” automatizzato, collettivo, intendendo collettivo non senza proprietà, ma di tanti. Tutti i problemi sociali della metropoli di Hong Kong, negli ultimi cinquant’anni, sono stati imposti dalla presenza conflittuale dei poveri della grande metropoli asiatica.

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Argomenti: Mappamondo
Tag: Cina Hong Kong Pime
Fonte: Avvenire