Striscia di Gaza: il Natale vivente dei cristiani gazawi
Striscia di Gaza: il Natale vivente dei cristiani gazawi

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“Alzo gli occhi e guardo verso i monti, da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore, egli ha fatto cielo e terra. A Gaza non ci sono monti ma abbiamo un grande cielo cui rivolgere lo sguardo”: recita il Salmo 120, uno di quelli detti delle ‘ascensioni’, padre Gabriel Romanelli, parroco latino di Gaza, pastore di una piccola comunità di 117 cattolici su due milioni di abitanti. È tempo di Natale, ma presepe, luci e i festoni restano tutte confinati dentro il compound della parrocchia. “Anche l’albero alto sei metri” si affretta ad aggiungere il parroco, “uno dei pochissimi qui nella Striscia. Fa bella mostra di sé dentro la chiesa dedicata alla Sacra Famiglia”. A Gaza c’è scarsità di acqua, di medicine, di servizi sociali, di energia elettrica, di lavoro, “si cerca di vivere come si può in un costante clima di tensione se non di guerra, e – sottolinea il parroco di origini argentine, da soli due mesi nella Striscia dopo 14 anni passati a Beit Jala – nonostante tutto c’è voglia e desiderio di fare festa”. Complice anche la visita di tre giorni (13-15 dicembre) dell’Amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Pizzaballa e della delegazione patriarcale. Per qualche giorno gli echi delle bombe, dei razzi e degli scontri che hanno costellato questo anno, oramai agli sgoccioli, sono stati coperti dai canti e dai jingle.

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Argomenti: Mappamondo
Tag: Gaza Natale Pierbattista Pizzaballa presepe
Fonte: SIR