Bari 2020. Una rete di preghiera per la pace fra i monasteri del Mediterraneo
Bari 2020. Una rete di preghiera per la pace fra i monasteri del Mediterraneo

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Era il 1965 quando Giorgio La Pira scriveva una «circolare», come lui stesso la definiva, alle claustrali lanciando l’«appello per una mobilitazione mondiale di preghiera per ottenere dal Signore la pace fra i popoli di tutto il pianeta». A distanza di oltre mezzo secolo la profezia del sindaco “santo” di Firenze ispira una rete di preghiera fra le comunità religiose femminili del Mediterraneo per sostenere l’Incontro dei vescovi delle nazioni affacciate sul grande mare che ha promosso la Cei e che si terrà a Bari dal 19 al 23 febbraio. «I monasteri sono tutti parte di una rete, in forza del mistero della comunione dei santi, e la preghiera per la pace è certamente al cuore della supplica che sale a Dio da ogni comunità orante», raccontano le agostiniane del monastero di Sant’Antonio da Padova a Pennabilli, nella diocesi di San Marino-Montefeltro. E scherzano: «Sebbene ci troviamo fra le vette dell’Appennino, ci sentiamo bagnate dalle acque del Mediterraneo».

Sono le dodici monache che vivono alle pendici del Monte Carpegna a tessere la singolare trama che farà abbracciare cielo e terra coinvolgendo altre sei comunità “sorelle”: le clarisse di Gerusalemme, le carmelitane di Tangeri in Marocco, le carmelitane di Aleppo in Siria, le religiose dell’Ordine maronita del Libano, le clarisse di Alessandria d’Egitto e la Piccola Famiglia dell’Annunziata di Ain Arik a Ramallah. Un monastero invisibile fra le rive del Mediterraneo «dove poter fare esperienza dell’impotenza e del disarmo» e in cui «può germogliare un desiderio-preghiera di pace, nell’incontro con quel Dio che si espone senza difese a ciò che scatena e si scatena in noi», affermano le agostiniane di Pennabilli.

 

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Argomenti: Cei
Tag: Incontro di Bari Mediterraneo preghiera
Fonte: Avvenire