Debre Libanos, indagini e storia distorte per giustificare un massacro
Debre Libanos, indagini e storia distorte per giustificare un massacro

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Il 27 maggio del 1937, il viceré di Etiopia, Rodolfo Graziani, telegrafa al ministro dell’Africa italiana, Alessandro Lessona per informarlo della sua decisione di aver fatto fucilare anche 129 diaconi del monastero di Debre Libanos, complici anch’essi – scrive – nell’attentato compiuto ai suoi danni, il 19 febbraio dello stesso anno. La loro uccisione è l’ultimo atto della vendetta contro i religiosi del convento, ritenuti l’anima della rivolta e le menti dell’atto terroristico. Il 21 maggio, erano stati passati per le armi – secondo i documenti italiani – 320 monaci.

Complessivamente, dunque, furono uccise 449 persone senza nessun processo che ne attestasse la colpevolezza (altri 3 monaci verranno eliminati in carcere ad Addis Abeba) come ritorsione per l’attentato di febbraio, nel quale due giovani eritrei, Abraham Debotch e Mogus Asghedom, scagliarono alcune bombe – forse otto, modello Breda – contro Graziani. Le esplosioni fecero sette vittime. Il viceré venne colpito da numerose schegge e trasportato in ospedale gravemente ferito. Se la caverà. Con l’ossessione di vendicarsi. Secondo Graziani, i colpevoli si annidavano nel monastero di Debre Libanos. Per questo, al termine di un’indagine frettolosa e carica di pregiudizi, darà l’ordine di massacrare i monaci. Una vera e propria mattanza.

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Argomenti: Cultura
Tag: Etiopia memoria storia
Fonte: SIR