Bari 2020. Il cardinale Puljic: «Non c’è ancora pace nei Balcani»
Bari 2020. Il cardinale Puljic: «Non c’è ancora pace nei Balcani»

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«Non c’è ancora pace nella Bosnia ed Erzegovina». La voce del cardinale Vinko Puljic è gentile ma decisa. Cammina per le strade di Sarajevo, di cui è arcivescovo dal 1990. Stringe le mani di una coppia di sposi, saluta due ragazzi che lo fermano. E a pochi metri dall’episcopio – un anonimo edificio perso in una via secondaria nel cuore della città – mostra una lapide sulla facciata di una palazzina. «Ricorda i 43 morti di una granata caduta nell’agosto 1995 durante l’assedio di Sarajevo», spiega il cardinale di 74 anni che ha ricevuto la porpora da Giovanni Paolo II nel 1994, proprio durante la guerra.

Mai Puljic ha abbandonato la sua gente negli oltre mille giorni di attacchi da parte dei militari serbi. L’arcivescovo rallenta di nuovo appena più avanti e indica il mercato coperto che tutti chiamano Markale. Fra i banchi si trova la “rosa del dolore”, una di quelle impronte rosse sull’asfalto che costellano la metropoli e che indicano i punti in cui le bombe hanno seminato sangue e lutto. Nel mercato la “rosa” contiene ancora un frammento dell’ordigno del massacro che ha fatto 68 vittime.

Le ferite del conflitto durato dal 1992 al 1996 segnano ancora non solo la società ma anche i condomini che restano crivellati di colpi. «La pace – afferma il cardinale – è qualcosa che va costruito giorno dopo giorno. A partire dal cuore che deve essere purificato da ogni tossina di odio, di aggressività e di dominio sugli altri. Quando sostengo che non c’è ancora pace, voglio dire che si fa poco perché si crei un clima di riconciliazione. Che ha un fondamento preciso: l’uguaglianza di ogni persona all’interno del Paese. Cosa che qui non c’è. Ad esempio, noi cattolici sperimentiamo diverse forme di discriminazione».

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Argomenti: Cei
Tag: Balcani Incontro di Bari pace
Fonte: Avvenire