Cooperazione sociale. I disabili lavorano alla coop: start up per stare sul mercato
Cooperazione sociale. I disabili lavorano alla coop: start up per stare sul mercato

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Modello d’impresa italiano diffuso in tutto il mondo, la cooperazione sociale non è soltanto un capitolo decisivo del nostro welfare, ma anche uno dei settori più resilienti del sistema produttivo del Paese, con ampi margini di crescita e interessanti opportunità di investimento. Secondo Confcooperative-Federsolidarietà, negli ultimi dieci anni le cooperative sociali attive sul territorio nazionale hanno investito circa un miliardo di euro, dando lavoro a 60mila persone. I dati si riferiscono a cooperative di tipo B, cioè finalizzate all’inserimento di soggetti svantaggiati, una condizione che riguarda quasi il 50% degli occupati (circa 28mila unità). Più del 70% dei posti di lavoro è a tempo indeterminato, la metà sono donne e il 10% migranti provenienti da Paesi extra europei.

Numeri presentati ieri a Roma nel corso dell’evento conclusivo di “Fuori posto. Il lavoro dove non te lo aspetti”, road show in 20 tappe partito il mese scorso e organizzato da Federsolidarietà. Un’iniziativa necessaria «per far emergere ciò che fanno le cooperative sociali nel Paese – come ha chiarito il presidente, Stefano Granata –. Perché in un periodo caratterizzato da esuberi in molti settori, questi risultati hanno quasi del miracoloso. Le cooperative di tipo B hanno visto un progressivo allontanamento del mercato pubblico che negli anni ha garantito la loro crescita, ma sono state resilienti e si sono messe sul mercato facendo innovazione e aprendo nuove filiere».

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Argomenti: Lavoro
Tag: Confcooperative cooperativa cooperazione disabili inclusione
Fonte: Avvenire