Ebrei, una storia tra speranza e tragedia
Ebrei, una storia tra speranza e tragedia

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Il periodico affiorare, per fortuna sporadico e limitato, di un antisemitismo che ha come sua unica origine l’idiozia non è degno nemmeno di commento: lo si nobilita perfino inserendolo in un di per sé già condannabile razzismo antisemita. L’insulto e lapidi tombali non né nemmeno barbarie terroristica: è pura bestialità. Lo si nobiliterebbe perfino attribuendole un sia pur sinistro movente ideologico-politico. Ciò non toglie che riguardo ad esso ci si debbano porre dei problemi: dalla profondità dell’incultura degli autori di certi atti, all’indifferenza e al sostanzialmente scarso rigore con il quale essi sono perseguiti, fino al pericolo ch’essi alimentino un circolo vizioso tra infami pulsioni di qualche maniaco e tentazioni strumentalizzatrici. Anche per questo giunge davvero opportuna la pubblicazione dell’edizione italiana del secondo volume della monumentale La storia degli ebrei di Simon Schama. L’editrice Mondadori va sul serio ringraziata per la generosità e il coraggio con i quali ha sostenuto questo impegno. Il primo volume, dal sottotitolo In cerca delle parole (2014), ha affrontato il problema delle origini dell’ebraismo e dell’identità religioso-nazionale ebraica, della problematicità costituita dal suo sempre difficile convivere con altri popoli e altre culture, della difficoltà perfino di poter concepire e definire un “popolo ebraico”, una “nazione ebraica” (non parliamo di una “razza ebraica”, scellerata invenzione settenovecentesca), al di là di una lingua, di una cultura e quindi in ultima analisi di una tradizione e di una identità ebraiche (sostantivi, gli ultimi due, già di per sé ambigui ed ardui a gestirsi).

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Argomenti: Cultura
Tag: antisemitismo ebrei memoria storia
Fonte: Avvenire