Papa Francesco costruttore di comunità. Lo sguardo di Wenders sul Papa
Papa Francesco costruttore di comunità. Lo sguardo di Wenders sul Papa

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Appena uscito in home video a gennaio 2019, “Papa Francesco. Un uomo di parola” di Wim Wenders è stato scelto come titolo inaugurale del percorso di 18 film promosso dalla Commissione nazione valutazione film e dall’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali della CEI per approfondire il tema della 53a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. «“Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25). Dalle social network communities alla comunità umana» indica il Messaggio del Santo Padre, un titolo che apre all’impegno nel costruire comunità vive, dialoganti e coese; comunità che sanno abitare la Rete, come Community, ma che scommettono soprattutto sull’incontro vero. “La comunità come rete solidale richiede l’ascolto reciproco e il dialogo – sottolinea il Papa – basato sull’uso responsabile del linguaggio”. Il film di Wenders ben si colloca su questa direttrice, mettendo a tema la figura e la linea di pontificato di papa Bergoglio.

Il film: storia e struttura narrativa
“Papa Francesco. Un uomo di parola” è uscito nelle sale statunitensi nel maggio 2018, dopo l’anteprima mondiale al Festival di Cannes; in Italia poi il film è stato distribuito dal 4 ottobre, festa di san Francesco d’Assisi. Alla base del documentario firmato dal pluripremiato regista tedesco Wim Wenders, su un’idea messa a punto con mons. Dario Edoardo Viganò, Assessore al Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, c’è il racconto attento e vibrante della figura di papa Francesco, sin dall’esperienza a capo della Diocesi di Buenos Aires in Argentina passando poi alla nomina come Pontefice e alle pagine più significative del suo pontificato.
Il film non si limita a tracciare un bilancio del suo operato in cinque anni di attività, ma propone uno sguardo più ampio e articolato. Wenders utilizza le immagini di archivio della Santa Sede, di Vatican Media – molti frammenti e sequenze sono del tutto inediti per il pubblico, perché solamente a disposizione finora del centro di documentazione vaticano –, e sperimenta soluzioni narrative specifiche, arrivando a coinvolgere in prima persona il Papa, con un’intervista faccia a faccia. E il mettere in campo papa Bergoglio – sia chiaro, non come attore bensì come se stesso: la testimonianza di un pastore – è la vera forza propulsiva del film, che acquista profondità e originalità. Papa Francesco e Wenders procedono dunque con un dialogo sui temi principali e urgenti; il regista tedesco gioca in sottrazione, scomparendo dalla scena e ritagliandosi un ruolo da voce narrante del film.

Lo stile del racconto
Il film si serve di una modalità di ripresa chiamata Interrotron. Si tratta di una modalità utilizzata dal documentarista statunitense Errol Morris. L’occhio del regista Wenders è indagatore, ma mai invadente o forzato; rispetta gesti e parole del Papa, che si propone in maniera spontanea e immediata allo spettatore. Francesco si confrontarsi con generosità e umiltà con la comunità al di là dello schermo, condividendo la sua visione della fede e la sua idea di Chiesa. Il Papa parla così di povertà e periferie, della logica dello scarto, dell’attenzione all’ambiente e al creato, mettendo in guardia dalla corruzione del potere, pronto a logorare ogni ambito sociale, dalla famiglia alle istituzioni e persino alla Chiesa. Francesco, inoltre, rivolge un trascinante e accorato invito al dialogo tra culture e religioni. Nel documentario riviviamo il primo saluto di Bergoglio sulla Loggia della Basilica di San Pietro, i viaggi apostolici da Lampedusa all’America Latina, negli Stati Uniti e in Corea del Sud.
Infine, l’autore opta per l’inserimento di momenti storico-poetici, dei raccordi in bianco e nero con la figura di san Francesco d’Assisi (con il volto di Ignazio Oliva), tracciando un parallelismo tra le due figure della Chiesa, ieri e oggi. Anche se queste soluzioni visive possono apparire sbrigativamente artefatte o fragili, riescono in verità a imprimere al documentario un senso di completezza e profondità, un respiro poetico.

Il richiamo al Messaggio per la 53a GMCS
Nel film si leva con chiarezza un impegno di papa Francesco ad annodare i fili delle comunità umane, ad avvicinare persone e popoli, anche di diversa cultura o religione, verso un orizzonte di dialogo, comprensione e prossimità. Papa Francesco è un costruttore di comunità, un testimone del Vangelo che abita con convinzione e coraggio i media e i social – e il film ne è una dimostrazione concreta – proprio per questo suo bisogno di farsi prossimo, di incontrare l’altro come immagine di una Chiesa in uscita.

Valutazione pastorale della Cnvf
È un ritratto di papa Bergoglio cauto, rispettoso e intenso, quello che compone Wim Wenders. L’autore dalla lunga e prolifica carriera – da “Alice nelle città” (1973) a “Lo stato delle cose” (1982, Leone d’oro a Venezia) e “Paris, Texas” (1984, Palma d’oro a Cannes), fino alla summa “Il cielo sopra Berlino” (1987) – nel film “Papa Francesco. Un uomo di parola” richiama il meglio del suo percorso documentaristico, apice della sua maturità artistica. Non a caso, le tre nomination all’Oscar sono giunte proprio con i documentari “Buena Vista Social Club” (1999), “Pina” (2011) e “Il sale della terra” (2014). E probabilmente è proprio “Il sale della terra”, quello sguardo così fiducioso e riconciliante verso l’ambiente e il creato, a condurre Wenders a interessanti e suggestivi spunti stilistico-narrativi per il film sul Papa. Al di là, infatti, dei momenti di denuncia dei mali del mondo, è il gioioso e speranzoso invito di papa Francesco a risintonizzarsi con il creato, con la natura, a rimanere più impresso, a lasciare una traccia profonda nel cuore dello spettatore; uno spettatore che riceve un’ondata di emozioni nel giro delle sequenze finali, che lo lasciano commosso e fiducioso nel domani. Dal punto di vista pastorale il film è certamente raccomandabile, poetico e adatto per dibattiti.

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Argomenti: Cinema
Tag: #cinema #GMCS2019
Fonte: CNVF