Dopo il terremoto. Tornano a Norcia le monache benedettine
Dopo il terremoto. Tornano a Norcia le monache benedettine

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Sono tornate domenica 10 febbraio, a Norcia, in Umbria, le monache benedettine, che dal terremoto del 30 ottobre 2016 avevano trovato accoglienza dalle consorelle di Santa Lucia, a Trevi.
Le otto claustrali, guidate da madre Caterina Corona, si sono stabilite in un modulo abitativo adattato a monastero e posizionato nel giardino della struttura ex Santa Pace, sempre di proprietà delle religiose. Numerosi i fedeli che hanno partecipato alla Messa presieduta dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia, Renato Boccardo, nel centro di comunità alla Madonna delle Grazie.

A far festa con le monache di Norcia sono giunte altre religiose dell’ordine fondato dal Santo patrono d’Europa: da Trevi, da Castel Ritaldi, da Fabriano, da Pontasserchio, Viboldone.

Nell’omelia l’arcivescovo Boccardo ha sottolineato che “per ciascuno di noi c’è un progetto, una chiamata, quella che definiamo vocazione”. “Per tutti Dio ha un sogno e noi lo dobbiamo scoprire e impegnarci per realizzarlo. Ci sono scelte fondamentali nella vita che si fanno una sola volta e penso al matrimonio, alla vita religiosa e al sacerdozio: scelte, però, che devono essere riscoperte e riconfermate ogni giorno”, ha aggiunto il presule. Che ha incoraggiato a “ricominciare con forza”.

“Quando è cominciata la crisi venezuelana Papa Francesco non è rimasto certo in silenzio. Al contrario, è intervenuto per tre volte successive a proposito di questa tesa e difficile situazione, assumendosi il rischio di essere ‘mal interpretato’”. Lo scrive il vicepresidente e segretario della Pontifica Commissione per l’America Latina, Guzmán Carriquiri Lecour, in un articolo pubblicato, in spagnolo, sul sito della stessa Pontificia Commissione. Carriquiri ricorda di aver scritto all’inizio di quest’anno: “Quanto è deprecabile che la consegna e l’utopia di un ‘socialismo del secolo XXI’ siano degenerate a causa del regime autocratico e sempre più liberticida del presidente Maduro, in totale disastro economico e miseria sociale”. In quell’occasione, si auspicava “un grande progetto alternativo di ricostruzione nazionale e mobilitazione popolare” per il Venezuela. Oggi Carriquiri fa notare che “pochi giorni dopo il crescente scontento, incubato in un corpo sociale sempre più in sofferenza, è esploso in grandi manifestazioni popolari” dovute soprattutto alla mancanza di alimenti e medicinali, ma coagulatesi “intorno alla leadership di Juan Guaidó”. L’articolo fa notare che il riconoscimento di Guaidó da parte di Usa, Unione europea e gran parte dei Paesi europei e latinoamericani, ma anche la solidarietà con il regime di Maduro da parte di Russia, Cina, Turchia e Iran, “hanno posto la drammatica situazione venezuelana al centro dell’attenzione mondiale”. Carriquiri ricorda, citandoli testualmente, i recenti interventi di Papa Bergoglio. E aggiunge: “È ovvio, e richiesto dalla sua stessa missione, che la Chiesa sia disposta a facilitare ogni dialogo o negoziato, compresa una mediazione, se le condizioni la rendono ragionevole, realistica e con possibilità di arrivare a risultati positivi. Questo ancora di più di fronte a una situazione di estrema polarizzazione, con un rischio imminente di sfociare in violenze e repressioni incontrollate, fino a portare alla terribile conseguenza di un bagno di sangue. Questa disponibilità deve restare sempre aperta”.

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Argomenti: Chiesa in Italia
Tag: #Terremoto Norcia
Fonte: Avvenire