35º Accordo Santa Sede-Italia. Feliciani: “Imponente opera di assistenza agli indigenti da parte della Chiesa”
35º Accordo Santa Sede-Italia. Feliciani: “Imponente opera di assistenza agli indigenti da parte della Chiesa”

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Non fu un nuovo Concordato, come viene spesso definito, ma l’Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica italiana, che apporta modificazioni al Concordato Lateranense, sottoscritto il 18 febbraio 1984 dal presidente del Consiglio Bettino Craxi e dal Segretario di Stato Vaticano, cardinale Agostino Casaroli, ha apportato un “aggiornamento” significativo nelle norme che regolano i rapporti tra le due istituzioni. D’altronde, di storia ne era passata, e non di poco conto, a partire dalla nascita della Repubblica, con la sua Costituzione, e dalla celebrazione del Concilio Vaticano II. Abbiamo chiesto a Giorgio Feliciani, docente incaricato dell’insegnamento “Chiesa e comunità politica” nella Facoltà di Diritto Canonico san Pio X di Venezia, quali sono le principali novità introdotte dall’Accordo. Una materia di cui è profondo conoscitore, avendo fatto parte, per conto della Santa Sede, della commissione paritetica che ha preparato la legislazione vigente in tema di enti e beni ecclesiastici e, successivamente, di varie commissioni miste incaricate di studiare i problemi relativi all’attuazione degli accordi concordatari, sempre per conto della Santa Sede e anche della Conferenza episcopale italiana, che, attualmente, l’ha nominato membro del Comitato per la promozione del sostegno economico alla Chiesa.

Professore, per quali ragioni si è imposta la necessità di apportare significative modifiche al Concordato del 1929?
Le ragioni si trovano chiaramente enunciate nel prologo del nuovo Accordo che le identifica nel processo di trasformazione politica e sociale verificatosi in Italia negli ultimi decenni, e negli sviluppi promossi nella Chiesa dal Vaticano II. Di conseguenza, i nuovi patti si ispirano, per quanto riguarda lo Stato, ai principi della sua Costituzione e, per quanto concerne la Chiesa, agli insegnamenti conciliari, tenendo conto della successiva codificazione del diritto canonico.

Quali sono le più rilevanti innovazioni?
Indubbiamente quelle introdotte dall’art. 1, in quanto costituiscono diretta e immediata conseguenza dei principi ispiratori. Infatti, la Repubblica italiana e la Santa Sede vi riaffermano che “lo Stato e la Chiesa Cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani, impegnandosi al pieno rispetto di tale principio nei loro rapporti”. Una enunciazione – quasi integralmente ripresa dal testo della Costituzione italiana e del tutto conforme alla dottrina proposta dal Concilio – che afferma, contemporaneamente, il principio della laicità dello Stato e quello della libertà della Chiesa, e che trova concrete attuazioni e specificazioni nelle disposizioni che seguono.

Per quanto riguarda lo Stato si veda, ad esempio, la presa d’atto del cessato vigore del principio “della religione cattolica come sola religione dello Stato” o anche, su un piano più specifico, la fine dei cosiddetti assegni supplementari di congrua per il sostentamento dei sacerdoti. E per quanto concerne la libertas Ecclesiae, il venire meno di ingerenze dello Stato nelle nomine di vescovi e parroci, nella determinazione dei confini territoriali delle diocesi, nella gestione dei patrimoni ecclesiastici.

Ma in questa prospettiva vi devono essere dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa? E quali?
La loro necessità e natura è chiaramente definita dal già ricordato art. 1 dell’Accordo, dove la Repubblica italiana e la Santa Sede si impegnano anche “alla reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del Paese”. In concreto, questa collaborazione si realizza in molteplici modi. Si veda, ad esempio, l’imponente opera di assistenza agli indigenti da parte della Caritas, a livello nazionale, diocesano e parrocchiale, agevolata dallo Stato mediante l’8xmille. O anche alla preziosa attività svolta dagli oratori come presidio sociale nei quartieri più disagiati e come efficace strumento di integrazione di ragazzi di altri Paesi e anche di altre confessioni. Un’attività favorita da diverse leggi dello Stato e di una dozzina di Regioni del più diverso colore politico. Per non parlare della collaborazione per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico e artistico.

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Argomenti: Chiesa in Italia Cultura
Tag: accordo Italia Santa Sede
Fonte: SIR