L’intervista. Spitzer sull’inganno dei social network: una fabbrica di depressi e di malati
L’intervista. Spitzer sull’inganno dei social network: una fabbrica di depressi e di malati

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Da anni lo psichiatra tedesco Manfred Spitzer mette in guardia sui catastrofici rischi dell’iperdigitalizzazione. Dopo il successo di Demenza digitale e di Solitudine digitale il nuovo saggio Connessi e isolati(Corbaccio, pagine 293, euro 19,90) già dall’ossimoro scelto per il titolo dell’edizione italiana mette in luce le contraddizioni dell’invadente mediatizzazione che, mentre dichiara di mettere in contatto le persone, sparge invece insoddisfazione e solitudine. «La reale funzione di Facebook, Twitter, Instagram e tutti gli altri social network è la pubblicità, il loro è un modello commerciale» sottolinea l’autore, neuroscienziato di fama internazionale, che è stato anche visiting professor a Harvard e attualmente dirige la Clinica psichiatrica e il Centro per le Neuroscienze e l’Apprendimento dell’Università di Ulm. «I social stanno ai rapporti interpersonali reali come i pop corn stanno alla sana alimentazione: ci si aspetta di provare gioia tra amici e ciò che in verità si ottiene è solo aria fritta». Oggetto specifico di questo nuovo libro sono le più recenti ricerche che Spitzer ha dedicato alla solitudine dell’uomo d’oggi, che nel sottotitolo è definita ‘un’epidemia silenziosa’, perché è ormai provato che non si tratta di un semplice sintomo di diverse patologie psichiche, ma di una malattia a se stante che provoca dolori cronici, che è contagiosa ed è addirittura fra le principali cause di morte nel mondo occidentale. 

Se la solitudine porta all’isolamento, come può contagiare gli altri?

Nel caso in cui l’isolamento sociale è un fatto oggettivo non può essere contagioso, tuttavia c’è anche una percezione soggettiva di solitudine, che riguarda persone inserite in un contesto sociale ma con la sensazione di non essere considerate e comprese. Questo tipo di insoddisfazione si può propagare attraverso persone particolarmente sensibili e capaci d’immedesimarsi, infatti i nostri studi hanno dimostrato che se si hanno amici o vicini di casa che soffrono di solitudine, sono le donne a essere contagiate più facilmente, sia a livello emozionale che comportamentale.

Quali sono le cause della sempre maggiore diffusione della solitudine?

Si possono individuare diversi megatrend. Uno è la crescente urbanizzazione, che nel secolo scorso riguardava il trenta per cento della popolazione mondiale, mentre oggi siamo al cinquanta per cento. Sembra assurdo parlare di solitudine quando si è tra tantissima gente, ma nelle grandi città le persone non s’incontrano, si incrociano. L’urbanizzazione favorisce l’attuale tendenza alla vita da single: i matrimoni diminuiscono, si fanno pochi figli, le case sono sempre più piccole, e gli stessi miglioramenti economici favorendo l’autonomia favoriscono anche l’individualismo. Non si dà più valore alla comunità. Un altro megatrend è la mediatizzazione, non solo quella dei social, anche la vecchia tv alimenta la solitudine. Oggi i contenuti televisivi forniscono modelli sociali attribuendo la fama non a chi si distingue nei vari campi, ma semplicemente a chi fa apparizioni: ‘famous for being famous’. Questo trend si diffonde anche nell’educazione, col risultato che fin da piccoli ci si sente ‘speciali’ non sviluppando interesse per gli altri. Il narcisismo è ormai parte integrante della cultura: basta vedere la valanga di selfie che i giovani mettono in rete.

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Argomenti: Tecnologie
Tag: internet social network
Fonte: Avvenire