Diocesi, Seminari, media: tracciata una road map in 21 punti
Diocesi, Seminari, media: tracciata una road map in 21 punti

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Dall’ascolto dal vivo delle vittime degli abusi – testimonianze che nella loro brutale onestà hanno indotto perfino alle lacrime i presuli – alla road map di punti concreti da attuare al presente e per il futuro. È cominciato così il viaggio dei 190 rappresentanti del summit all’interno della piaga sanguinante degli abusi sessuali clericali che fino a domenica metterà di fronte alla propria coscienza e alle proprie responsabilità le comunità ecclesiali di tutto il mondo. «Siamo rimasti tutti molti colpiti dalla voce di queste persone, è stato un vis-a-vis molto intenso e un incontro diverso dagli altri Sinodi – ha esordito Mark Benedikt Coleridge, arcivescovo australiano di Brisbane durante il primo briefing del vertice in Vaticano – si tratta di inaugurare ora un nuovo modo di essere Chiesa». Un modo che trova espressione nei 21 punti di riflessione per orientare e rendere concrete non solo le discussioni di questi tre giorni e fatto distribuire a tutti partecipanti da papa Francesco, che aveva parlato di «concretezza» già nel suo discorso d’apertura dei lavori. «Il Santo Padre vuole che siamo molto concreti» ha ribadito Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e segretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede, rispondendo alle domande dei giornalisti nel corso del briefing. Si tratta di un vademecum che è frutto delle richieste e delle istanze inviate dalle diverse commissioni e dalle conferenze episcopali di tutto il mondo ai membri del comitato organizzatore del summit. Comprende le norme per regolare i trasferimenti di sacerdoti da una diocesi all’altra, le migrazioni di aspiranti sacerdoti da un Seminario all’altro, la disposizione per facilitare la partecipazione di laici in investigazioni e processi canonici.

Dalla «valutazione psicologica» per i candidati al sacerdozio, ai protocolli specifici per le accuse ai vescovi, l’età minima per il matrimonio alzata a 16 anni che il codice di diritto canonico fissava invece a 14 anni, poi i percorsi di cura pastorale nelle diocesi, fino al rapporto con i media. Linee guida pratiche affinché si possa agire insieme, come è stato sottolineato nel briefing e affinché un vescovo non si trovi da solo ad affrontare l’emergenza dei casi. È una questione di motivazione, se si ha la motivazione giusta tutto va al suo posto – di qui la necessità di agire insieme, a partire da questi “spunti” non negoziabili che segnano già la direzione da prendere indicati dal Papa – ha spiegato Scicluna – e che «richiedono innovazione non solo negli atteggiamenti, ma anche nei protocolli». A proposito di seminaristi si chiede ad esempio di «introdurre programmi di formazione iniziale e permanente per consolidare la loro maturità umana, spirituale e psicosessuale, come pure le loro relazioni interpersonali e i loro comportamenti ». E anche di effettuare su candidati al sacerdozio e alla vita consacrata «una valutazione psicologica da parte di esperti qualificati e accreditati».

Tra i punti viene ribadita anche l’indicazione a «informare le autorità civili e le autorità ecclesiastiche superiori nel rispetto delle norme civili e canoniche ». Come pure quella di «fare una revisione periodica dei protocolli e delle norme per salvaguardare un ambiente protetto per i minori in tutte le strutture pastorali; protocolli e norme basati sui principi della giustizia e della carità». Secondo l’arcivescovo di Malta occorrerà «rivedere i protocolli locali », dopo che la Congregazione per la dottrina della fede nel 2011 ha chiesto alle Conferenze episcopali di redigere le linee guida in materia di abusi. Altri spunti di riflessione sono quelli di «elaborare un vademecum pratico nel quale siano specificati i passi da compiere a cura dell’autorità in tutti i momenti-chiave dell’emergenza di un caso»; di «dotarsi di strutture di ascolto, composte da persone preparate ed esperte, dove si esercita un primo discernimento dei casi delle presunte vittime»; di «attuare procedure condivise per l’esame delle accuse, la protezione delle vittime e il diritto di difesa degli accusati» e «stabilire i criteri per il coinvolgimento diretto del vescovo o del superiore religioso» e «protocolli specifici per la gestione delle accuse» contro i presuli. «Prevedere nel futuro un ruolo più importante delle vittime, anche all’interno delle nostre procedure », ha proposto Scicluna, configurando la figura di una sorta di «curatore» dei loro «interessi ». Per il presule maltese questa è un’esortazione a promuovere «una cultura della verità che sappia offrire un’alternativa alla cultura inaccettabile del silenzio». «Ci vuole coraggio e umiltà nell’affrontare i cattivi comportamenti – hanno ribadito i relatori al briefing – e bisogna agire nella maniera giusta dall’inizio».

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Argomenti: Chiesa nel mondo
Tag: #CEInews Cei
Fonte: Avvenire