“Stronger”, il coraggio del riscatto condiviso
“Stronger”, il coraggio del riscatto condiviso
di Massimo Giraldi e Sergio Perugini

Condividi:

“Sono veramente umano, veramente personale, solo se mi relaziono agli altri. Il termine persona denota infatti l’essere umano come ‘volto’, rivolto verso l’altro, coinvolto con gli altri. La nostra vita cresce in umanità col passare dal carattere individuale a quello personale”. È un momento del Messaggio di papa Francesco per la 53a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, un richiamare a tutti noi all’importanza della condivisione, dell’essere parte di una comunità.
Un’immagine che emerge con decisione anche dal film “Stronger” di David Gordon Green, il racconto della storia vera di Jeff Bauman, colpito dagli attentati di Boston nel 2013 e “rinato” grazie al sostegno della propria famiglia. Bauman è divenuto poi emblema di una comunità, quella di Boston e in generale dell’America, che non si arrende dinanzi alla violenza del terrorismo. “Stronger” è la quarta proposta del ciclo di 18 film scelti dalla Commissione nazione valutazione film e dall’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali della CEI per approfondire il tema del Messaggio del Santo Padre.

“Stronger”, più forte della paura
Presentato alla 12a Festa del Cinema di Roma e uscito nelle sale italiane nell’estate 2018, “Stronger” film diretto da David Gordon Green, con protagonista Jake Gyllenhaal, porta sullo schermo la vicenda vera di Jeff Bauman raccontata in un romanzo con lo scrittore Brett Witter. Bauman è uno dei sopravvissuti al terribile attentato avvenuto a Boston, negli Stati Uniti, il 15 aprile 2013. Durante la maratona cittadina, due bombe rudimentali poste quasi sul traguardo della gara hanno causato la morte di 3 persone e 264 feriti. In tale circostanza, l’allora 27enne Bauman perde entrambe le gambe. Immediatamente il giovane diventa il simbolo di un Paese ferito, “Boston Strong”, cui si guarda con fiducia per un gesto di ripresa e risposta alla sofferenza.

La storia nel dettaglio
Boston, 2013. Jeff (Gyllenhaal) è un giovane dalla vita tranquilla e ordinaria, commesso presso la catena di supermercati Costco. Sta frequentando Erin (Tatiana Gabrielle Maslany), impegnata in un’attività di beneficenza alla Maratona di Boston. Jeff vuole farle una sorpresa, darle prova di vivo interesse per lei e si reca al traguardo della corsa per abbracciarla. In pochi attimi tutto però prende una piega diversa: due esplosioni e Jeff si ritrova a terra, in un lago di sangue; frastornato si accorge di non avere più le gambe. Ripresosi dal trauma e dimesso poi dall’ospedale, torna a casa dalla madre Patty (Miranda Richardson) e lì inizia il vero percorso di ripresa. Inizialmente c’è dolore, insofferenza, ostilità verso il prossimo; Jeff non riesce a stare accanto né alla donna che ama, perché vede tale amore come un gesto ormai di carità per un uomo invalido, né alla famiglia, troppo apprensiva e invadente. Sarà poi il comprendere come la città di Boston e l’America guardino a lui come emblema di un possibile riscatto, come l’immagine di un Paese piegato ma non vinto dal male, a rimetterlo sul binario giusto. Accetterà l’aiuto degli altri e offrirà di conseguenza il proprio aiuto alla comunità tutta.

Un diario sofferto e luminoso 
“Tutti quel giorno si sono presi cura di me – scrive nel libro Jeff Bauman – Mi hanno salvato la vita. Sono loro gli eroi, perché mi hanno dato questa opportunità. Mi hanno dato l’occasione di dimostrare che io, che noi, siamo migliori dei codardi con le bombe. Che non siamo finiti. E non abbiamo paura. Noi siamo più forti”.
Il film di David Gordon Green ci guida alla scoperta di questa vicenda, che diventa una parabola della caduta nel male e l’inizio di una faticosa risalita verso l’azzurro, verso un domani carico di possibilità. Nel racconto non vengono risparmiati momenti duri, persino crudi, non tanto dell’attentato quanto dello sconforto di un giovane uomo reso inabile alla vita. Jeff guarda le gambe che non ci sono più e vede il vuoto nel suo futuro. Che cosa potrà mai fare? Come potrà lavorare? Come potrà essere padre o marito? In quel momento c’è solo il nero della sofferenza e i flashback dell’attentato. Poi, quando riesce a sentire la tenerezza dei propri cari e soprattutto il calore, la prossimità, di tanti sconosciuti che lo cercano, lo sostengono, tutta alla fine cambia. Capisce che la vita è ancora degna di essere vissuta ed è sempre un dono da abitare con convinzione. E allora si lascia andare alla speranza, a un grido di speranza che trova subito la voce della comunità.
La regia è buona, solida, capace di mantenere alta la tensione emotiva – senza però scivolare nella retorica o nel pietismo –, cui il protagonista Jack Gyllenhaal offre un vigoroso contributo. Un racconto in alcuni passaggi persino troppo realistico o sopra le righe, quasi claustrofobico, ma comunque funzionale a restituire un diario di bordo di un viaggio dagli inferi alla luce.

La scena chiave e il richiamo al tema della GMCS
Tra le scene più significative del film “Stronger”, che richiamano anche il bisogno di comunità e di aiuto, c’è il momento in cui Jeff si sente investito dalla responsabilità collettiva a una reazione, a compiere un gesto di ripresa. Chiede così alla madre Patty di accompagnarlo alla terapia, di aiutarlo a mettere le protesi. Sente di voler tornare a camminare, per sé, per tutti.

Valutazione pastorale Cnvf
Jake Gyllenhaal, talentuoso attore hollywoodiano, rimane colpito dalla vicenda vera di Jeff Bauman e si mette in gioco, come interprete e produttore per portare sullo schermo questa storia sofferta ed edificante. Con ‘Stronger. Io sono più forte’ di David Gordon Green non rileggiamo però solo la storia di un ragazzo ma anche la ferita di un Paese, l’attentato terroristico alla Maratona di Boston nell’aprile del 2013. Il racconto dunque ci accompagna nella caduta e nello smarrimento dopo la violenza: quella di Jeff, che ha perso le gambe e lo stimolo a immaginare un’esistenza piena, ma anche quella di una città, Boston, violata e non più sicura. Per buona parte del film, pertanto, vengono esplorate le tinte buie della disperazione e della rassegnazione, l’incapacità di pensare che la vita possa rivelare ancora qualcosa di buono, di possibile. Ma ecco che grazie alla tenerezza degli affetti più prossimi – la fidanzata Erin interpretata dalla brava Tatiana Maslany, così come l’irruenta ma presente madre Patty, una convincente Miranda Richardson – e al grande sostegno dei cittadini, che vedono in Jeff l’immagine di un eroe, che il nostro protagonista prova a rimettersi in gioco. Non sarà certo semplice, perché la mutilazione subita è stata forte e feroce, e questo il regista e lo stesso Gyllenhaal lo rendono con accuratezza. Nel racconto si inserisce piano piano un respiro di speranza, un progressivo tentativo di liberarsi dal trauma subito, per guardare avanti, al futuro, con rinnovata fiducia. Nel complesso, quindi, si tratta di un biopic intenso, con passaggi crudi e di forte realismo, che fotografa bene la caduta fisica e psicologica del protagonista, il suo cammino tortuoso verso una risalita. “Stronger”, inoltre, riesce a dipingere con vigore un quadro dell’America oggi, la dimensione sociale in affanno, dalla crisi del lavoro alle difficili coperture sanitarie, e la sfida continua rappresentata dal terrorismo globale. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come complesso e problematico, certamente adatto per dibattiti.

Continua a leggere

Argomenti: Cinema
Tag: #GMCS2019 Cnvf film
Fonte: CNVF