L’emergenza. Mattarella: «Salviamo subito il clima»
L’emergenza. Mattarella: «Salviamo subito il clima»

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I bambini di Rocca Pietore, il paese più distrutto, gli raccontano quant’è stata brutta la tempesta Vaia dell’ottobre scorso, più di 14 milioni di alberi schiantati. Il presidente Sergio Mattarella, dopo un volo in elicottero sui boschi che non ci sono più, sale sul palco del teatro comunale di Belluno, e conferma: «Siamo sull’orlo di una crisi climatica globale, per scongiurare la quale occorrono misure concordate a livello globale». In mattinata il capo dello Stato aveva reso omaggio alle 1.910 vittime del Vajont, pregando in cimitero col vescovo di Belluno-Feltre monsignor Renato Marangoni, ed i superstiti. Ma, in qualche misura, l’uomo ha delle responsabilità anche nell’uragano che solo in Veneto ha provocato un miliardo e 700 milioni di danni, oltre che 3 vittime. Gli sforzi compiuti nelle conferenze internazionali che si sono succedute a seguito degli evidenti mutamenti climatici – ha ricordato Mattarella – hanno sin qui «conseguito risultati significativi, ma parziali e ancora insufficienti».

Quindi, bisogna fare di più. E presto. Non sarebbe saggio limitarsi a considerare questi fatti nell’ordine della straordinarietà. Gli eventi estremi, ci riguardano, eccome. Si pensi che sul mercato europeo non ci sono soltanto gli 8 milioni e mezzo di metri cubi della tempesta che ha colpito l’Italia, ma altri 51 milioni, di eventi analoghi. Luca Zaia, governatore del Veneto, accompagnando il capo dello Stato in ricognizione dall’elicottero, gli spiega la complessità della bonifica; ci sono boschi inaccessibili, in valli impene-trabili, che marciranno a terra. Ma dove si è valutato che era possibile, si sta già intervenendo, magari con la neve alta mezzo metro. Il presidente invita a cercare soluzioni innovative, ma senza perdere di vista la ‘sapienza antica’, perché il disastro è sempre in agguato.

Zaia gli spiega le centinaia di cantieri in corso, per un investimento solo quest’anno di 409 milioni. E anche qui un consiglio di Mattarella: «Opere di contenimento e regimentazione se non suffragate dall’apprendimento delle precedenti esperienze, non ottengono risultati positivi ma al contrario opposti a quelli prefissati, violando equilibri secolari che vanno difesi. In caso contrario, – conclude il capo dello Stato – rischiamo di ritrovarci altre volte a piangere vittime, frutto non della fatalità ma delle drammatiche conseguenze di responsabilità umane. L’amara e indimenticabile esperienza del Vajont ce lo insegna ogni momento». Il Vajont, appunto. Quella ‘lezione’, con l’uomo che ha voluto superare se stesso, sembra non sia stata del tutto appresa. «Come ho detto questa mattina, al Cimitero di Fortogna, ai rappresentanti delle associazioni che di quella tragedia custodiscono la memoria – sottolinea Mattarella – la Repubblica è in qualche modo responsabile di quanto avviene sul suo territorio, e quindi ha motivo di scusarsi con chi ha sofferto le conseguenze di disastri di questo genere».

«Ma la Repubblica – conclude – è, al contempo, vittima anch’essa delle scelte e dei comportamenti di coloro che hanno concorso a causare immani sciagure come quella». Con un’altra annotazione, tutt’altro che marginale. Mattarella parla della montagna. Fa capire che ha gli stessi diritti della pianura, della città. Ma riconosce anche che le terre alte sono depositarie di una civiltà millenaria, fatta di «saggezza, fermezza e industriosità» che induce a non superare i limiti. Come appunto si è fatto sul Vajont. Mattarella, intanto, ha assicurato «tutto il sostegno e l’appoggio possibile» alla candidatura olimpica per il 2026 di Milano e Cortina, come richiesto da Zaia (il quale aveva posto anche il tema dell’autonomia, ma il capo dello Stato ha specificato che su questo tema sono al lavoro governo e Parlamento).

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Argomenti: Ambiente
Tag: Ambiente clima Sergio Mattarella
Fonte: TV2000